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AIS/Design. Storia e Ricerche, call n. 14 – Geografie relazionali nella storia del design

Geografie relazionali nella storia del design

 

“Design is simultaneously global, regional, national and local.” (Calvera 2005)

credits: Mario Piazza

 

Ormai da tempo la storia del design a livello internazionale ha ampliato i propri orizzonti geografici e superato la visione circoscritta agli accadimenti europei e nordamericani, tipica della storiografia anglofona, che per un secolo ha dominato culturalmente questo campo di studi. Emersa già negli ultimi decenni del secolo scorso, intrecciata agli studi che rivendicavano in campo politico, culturale, sociale ed economico un affrancamento dei paesi della “periferia” dal dominio dei paesi del “centro”, l’esigenza di una storia del design “inclusiva” ha trovato sempre maggiore spazio all’interno di conferenze internazionali dedicate a questo tema e a una messe di studi e pubblicazioni ormai cospicua.

Non è pensabile dare qui conto della ricchezza di queste occasioni di confronto e della pubblicistica realizzata negli ultimi vent’anni. Perciò rimandiamo soltanto ad alcuni pochi esempi, a partire da uno particolarmente emblematico: la conferenza del 2013 della Design History Society, tenutasi ad Ahmedabad, India, sul tema Towards Global Histories of Design: Postcolonial Perspectives, è stata la prima della Design History Society svoltasi al di fuori dell’Europa. L’obiettivo dichiarato era quello di discutere la natura, il ruolo e il futuro del design all’interno di culture, aree geografiche e reti diverse da quelle più tradizionalmente esplorate dell’Europa e del Nord America. A partire dalla sua seconda conferenza internazionale, su La emergencia de las historias regionales, tenuta a l’Avana nel 2000, anche l’International Committee for Design History and Design Studies (ICDHS) ha operato per migliorare la comprensione delle differenze, piuttosto che la conformità nelle storie di design, e i significati di locale, periferia, area di influenza nell’era della globalizzazione.

L’esigenza di orientare la ricerca verso una visione meno parziale dello sviluppo del design a livello globale si è concretizzata in studi specifici che hanno contribuito a restituirci un panorama sufficientemente ampio delle storie nei diversi contesti geografici. Oggi abbiamo a disposizione opere collettive a livello nazionale o addirittura continentale (Fernández & Bonsiepe, 2008; Kikushi, 2011; Kikushi & Yunah, 2014) e, al tempo stesso, numerose storie e microstorie di carattere locale, attente tanto al campo della produzione quanto a quello della comunicazione. A questo si aggiunga l’apertura della storia del design a un approccio “globale” della storia, meglio conosciuta come World History (Di Fiore & Meriggi, 2014; Conrad, 2015) che, a partire da contributi come quelli di Glenn Adamson, Giorgio Riello e Sarah Teasley (2011), è poi approdata a l’imponente lavoro di ampliamento geografico operato da Victor Margolin (2015) con la sua “World Design History”, di cui AIS/Design Storia e Ricerche si è specificamente occupata (Dalla Mura, 2017).

Più di recente, l’opera di Grace Lees-Maffei e Kjetil Fallan (2016) mette in discussione il concetto di nazione come quadro di riferimento adeguato nella contemporaneità per studiare il design, che vive di mutue influenze internazionali e nazionali. Gli autori presentano un’alternativa alle storie mondiali, che tendono alla generalizzazione e omologazione per condizioni oggettive e necessità di semplificazione. In realtà, l’effetto di questo lavorìo trasversale è stato quello di rimettere in discussione una serie di costrutti storiografici che avevano dominato per tutto il Novecento. Oltre all’idea di identità nazionale, è posta in dubbio la possibilità stessa di confinare in un’area geo-politica il design che, ricordiamolo, nasce come realtà del sistema di produzione capitalistica votato da sempre ad aprire spazi di mercato in tutto il pianeta. Oltre a ciò, l’estensione spazio-temporale ha minato il concetto di design come attività progettuale legata al solo sistema industriale, allargandosi alle culture materiali non industriali o pre industriali. Sono state così inglobate ricerche sull’artigianato, sulle produzioni e sui materiali locali, su specifiche connotazioni culturali degli oggetti e dei loro usi, su aree e popolazioni estranee allo sviluppo socio-economico dominante, abbracciando le modalità di ricerca dell’antropologia e dell’etnografia.

In Italia, permane invece una tradizione di studi fortemente legata ad ambiti territoriali definiti: il contesto milanese, i singoli distretti produttivi e il contesto nazionale. Se da un lato si sono sviluppate ricerche che cercano di far emergere alcune importanti realtà, come significativi casi di scuole, iniziative e protagonisti nel Sud Italia, dall’altro non è sempre presente l’attenzione alle relazioni fra i diversi contesti nazionali e quello globale.

Con questa call siamo interessati a studi di storia del design che si confrontino con le grandi questioni della contemporaneità, connotata dal mercato mondiale, dalla comunicazione e dagli spostamenti globali, dai network relazionali, dal multiculturalismo e dalla relativizzazione dei concetti di progresso e sviluppo nei diversi contesti geografici. E che portino in evidenza questi ultimi come elementi di continuità o discontinuità con la storiografia novecentesca e la storia italiana del design, come è stata scritta sino a oggi. L’obiettivo non è soltanto quello di far emergere nuove eventuali geografie, portando alla luce luoghi ed esperienze rimaste sin qui in ombra. Piuttosto è comprendere come ha agito, anche per quanto riguarda protagonisti o aziende già note, il sistema di relazioni ampio che si è determinato nel tempo.

Ispirati dal tema geografico e dal paradigma relazionale (tanto nella geografia che nella sociologia) vorremmo far emergere ricerche storiche che hanno come focus le reti di relazioni, i rapporti tra diversi contesti e modalità di pensare-fare design con le influenze reciproche su cui si costruiscono percorsi di design non lineari, ma mobili, variabili e interconnessi. Pensiamo quindi a ricostruzioni storico-geografiche e mappe relazionali come modello di lettura, di interpretazione e ordinamento della storia di progetti, prodotti, produzioni, pratiche, processi, teorie, che hanno una variegata articolazione territoriale. Ma anche a tagli storiografici particolari, provenienti dagli studi dei media, da quelli di genere, dalla storia delle cose e della tecnologia purché mettano in evidenza le relazioni e le influenze dei diversi contesti geografici e culturali nei loro percorsi.

Pensando al contesto italiano, potrebbero emergere, criticamente rilette in questa ottica, vicende di storia del design relative ai rapporti tra centro e periferia, oggi chiusi nello stereotipo Milano/resto d’Italia, e tra contesto regionale e nazionale, con storie precedentemente escluse dalla narrazione corrente ed esplorare le interazioni e le influenze reciproche tra i diversi contesti, in andata e ritorno. Se sono state esplorate le relazioni prevalenti – quelle della “colonizzazione”, del trasferimento dei modelli forti in contesti deboli – appare interessante indagare se e come si è realizzato il processo inverso, con le influenze che vanno dalle aree periferiche a quelle del centro, condizionandole.

Lo stesso vale per una contestualizzazione più ampia, e quindi riferita a casi, relazioni o eventi non necessariamente relativi al design italiano. L’attenzione potrebbe dirigersi verso i rapporti tra locale e globale mettendone in evidenza l’intersoggettività intrinseca e la trasformazione del globale attraverso il locale. Potrebbero emergere vicende di design in area europea, mediterranea o transoceanica, in ambito di rapporti transnazionali che mettano in evidenza gli effetti delle interconnessioni tra progettisti e aziende, e dei flussi di persone, informazioni, tecnologie e merci tra paesi confinanti o legati da altro tipo di relazione. La riflessione storica potrebbe interessare la multidisciplinarietà, le differenze e i punti in comune, le influenze tra punti di vista diversi, le interdipendenze e i confronti nelle pratiche del design e nelle produzioni secondo un’articolazione geopolitica che investe diverse aree del mondo. Si potrebbero indagare le relazioni fra i protagonisti del design italiano e le associazioni internazionali; le reciproche relazioni e influenze fra le scuole di design italiane e fra queste e i modelli europei; o ancora, l’influenza delle scuole italiane ed europee in altri contesti geografici; l’assimilazione di nuove modalità  di lavoro in ambito del progetto industriale o nella comunicazione. Potrebbero essere messi sotto i riflettori le conseguenze della prima arrembante fase della delocalizzazione industriale sui modi di lavorare delle imprese con i designer, con un fuoco sul cambiamento degli anni Novanta con l’arrivo in Italia dei designer stranieri.

Sintesi

La call si propone di affrontare il tema delle “Geografie relazionali nella storia del design” sia per quanto riguarda le metodologie e le teorie che le pratiche di progetto nelle sue varie declinazioni (design di prodotto, servizio, comunicazione visiva, ambienti, etc.) e di raccogliere contributi dal taglio storico e/o critico che mettano in luce in particolare:

  • esperienze, relative a luoghi e contesti, rimaste inesplorate o poco indagate nella storia del design italiano e internazionale che possano mettere in evidenza nuove mappe e geografie della storia;
  • reti e dinamiche di relazione tra progettisti, scuole/istituzioni, aziende, organizzazioni/associazioni sviluppate lungo le direttrici centro-periferia, locale-globale, nazionale-internazionale;
  • casi di interazioni, influenze e condizionamenti reciproci tra contesti diversi, in andata e ritorno ovvero del trasferimento di modelli progettuali, produttivi, teorici dalle aree periferiche a quelle del centro;
  • relazioni fra i protagonisti del design e le associazioni internazionali che hanno stimolato evoluzioni della cultura del progetto;
  • cambiamenti nell’organizzazione del lavoro, della progettazione, della produzione, della distribuzione e del consumo dovuti a relazioni, scambi e confronti di diversi punti di vista legati a diversi contesti;
  • altre questioni coerenti con gli obiettivi della call.

Parole chiave: storia del design, geografia relazionale, context-related, decolonizzazione, network, locale, nazionale, internazionale, globale, centro, periferia, design culture, industrial culture.

Referenze

Adamson, G., Riello, G., Teasley, S. (2011) (eds.). Global Design History, London: Routledge.

Conrad, S. (2015). Storia globale: un’introduzione. Roma: Carocci.

Dalla Mura, M. (2017). Victor Margolin, “world history of design”. AIS/Design. Storia  e Ricerche, 10, ID:1013. http://www.aisdesign.org/aisd/margolin_world-history-design-review

Di Fiore, L. & Meriggi, M. (2014). World history. Le nuove rotte della storia, Roma-Bari: Laterza.

Fallan, K. & Lees-Maffei, G. (2016) (eds.). Designing Worlds: National Design Histories in an Age of Globalization. New York: Berghahn.

Fernández, S. & Bonsiepe, G. (2008) (eds.). Historia del diseño en América Latina y el Caribe. Industrialización y comunicación visual para la autonomía. Saõ Paulo: Editora Blücher.

Huppatz, D. J. (2015). Globalizing Design History and Global Design History. Journal of Design History, 2 (28).

Kikushi, Y. (2011). Design Histories and Design Studies in East Asia: Part 1. Journal of Design History, 3 (24).

Kikushi, Y. & Yunah, L. (2014). Transnational Modern Design Histories in East Asia. Journal of Design History, 4 (27).

Margolin, V. (2013). Il design nella storia. AIS/Design. Storia e Ricerche 10, ID:1013.  (traduzione Dalla Mura, M.) http://www.aisdesign.org/aisd/il-design-nella-storia. Articolo originariamente pubblicato in Margolin, V. (2009). Design in History. Design Issues, 2 (25). http://www.mitpressjournals.org/doi/abs/10.1162/desi.2009.25.2.94.

Margolin, V. (2015). World History of Design, vol. 1: Prehistoric Times to World War I, vol. 2: World War I to World War II, London: Bloomsbury Academic.

 

SCADENZE E CONTATTI

Tutti i contributi (su invito e su call) saranno sottoposti a processo di referaggio anonimo (blind peer-review). Le scadenze sono le seguenti:

  • Entro il 29 giugno  17 luglio 2020 invio dell’abstract con la proposta di contributo sulla base delle tipologie ammesse (max. 300 parole, o 2000 battute); l’abstract, completo di titolo, deve essere accompagnato con 5 parole chiave e da una breve biografia (max. 150 parole, o 1000 battute).
  • Entro il 17 luglio 31 luglio 2020 : comunicazione di interesse, da parte degli editor, per le proposte ricevute e dell’eventuale accettazione.
  • Entro il 21 settembre 2020: invio da parte degli autori della versione integrale del contributo, impostato secondo le norme redazionali della rivista e inclusivo di abstract, parole chiave e biografia dell’autore, immagini, didascalie (si veda sotto “Tipologie di contributi e preparazione dei materiali”); i contributi saranno soggetti a peer-review.
  • Entro il 26 ottobre 2020: comunicazione agli autori dell’esito della peer-review, della eventuale accettazione del contributo e degli interventi richiesti in vista della pubblicazione.
  • Entro il 16 novembre 2020: invio da parte degli autori della versione definitiva dei contributi per la pubblicazione.

Tutte le consegne devono pervenire entro le date indicate all’indirizzo email: editors@aisdesign.org e in cc a caporedattore@aisdesign.org

Per domande e chiarimenti, è possibile contattare gli editor all’indirizzo: editors@aisdesign.org

 

TIPOLOGIE DI CONTRIBUTI e PREPARAZIONE DEI MATERIALI

I contributi proposti devono essere testi originali. Contributi che non rispondano agli obiettivi della rivista, che siano già stati presi in considerazione da altre pubblicazioni, che siano apparsi in riviste o libri in italiano o altre lingue, o che siano repliche, nelle parole o nel senso, di lavori già pubblicati, potranno essere rifiutati senza peer-review.

Si accettano testi in italiano o in inglese.

Ciascun testo consegnato nella versione per la pubblicazione dovrà essere accompagnato da:

  • un abstract (max 150 parole o 1000 battute) in italiano e in inglese (a prescindere che il testo sia in in italiano o inglese);
  • dall’indicazione di massimo 5 parole chiave, in italiano e inglese, relative sia ai temi sia agli autori trattati;
  • da una breve biografia (max 150 parole o 1000 battute), in italiano e inglese, dell’autore (o degli autori).

La direzione, gli editor e la redazione invitano gli autori a proporre contributi anche in forme meno convenzionali. Oltre saggi e articoli di livello scientifico si sollecitano proposte che adottino metodologie di ricerca e restituzione della stessa maggiormente diversificate.

Si ritiene importante rafforzare un approccio proprio della oral history, con interviste a protagonisti principali o minori che permettano di inquadrare alcuni degli argomenti della call in una specifica prospettiva; oppure il dialogo critico con un protagonista di una specifica esperienza progettuale o di una posizione di tipo teorico. Tali contributi possono essere restituiti sia in forma scritta, che in formato video.

Inoltre si accettano contributi visivi, nella forma del visual essay: ovvero la restituzione di una vicenda, di una sua interpretazione critica, o di un particolare punto di vista, in forma visivo-fotografica. Un visual essay è in sostanza una sequenza di fotografie ordinate e organizzate per costruire un commento critico su un argomento definito. Gli elementi visivi di un saggio di questo tipo devono essere prevalenti per sviluppare un argomento o chiarire le idee che si intendono presentare, piuttosto che servire da esempio, illustrazione o documentazione aggiuntiva a un sintetico testo di accompagnamento. Le immagini possono essere state prodotte per l’occasione dall’autore e/o provenire da collezioni, archivi, o essere il risultato di una ricerca specifica.

Una volta accettata la proposta, gli editor e la redazione concorderanno con l’autore (o gli autori) eventuali adattamenti e modifiche ai fini della migliore restituzione all’interno della rivista.

Le proposte di contributo possono ricadere sotto le seguenti tipologie:

  • Saggi: scritti caratterizzati da un taglio teorico, critico, e metodologico, volti all’approfondimento tematico, alla discussione e ri-lettura di argomenti storici di respiro generale. Max. 50.000 battute comprese note, riferimenti bibliografici e didascalie.
  • Ricerche: scritti dedicati a specifici argomenti di carattere storico-analitico, basati sull’indagine condotta su fonti primarie e con risultati inediti sul piano storiografico. Max. 50.000 battute comprese note, riferimenti bibliografici e didascalie.
  • Microstorie: scritti che si caratterizzano per la peculiarità e la novità del tema trattato, con un taglio analitico che privilegia storie circoscritte, inedite e poco divulgate o che attinge anche a settori ai confini della disciplina. Max. 30.000 battute comprese note, riferimenti bibliografici e didascalie.
  • Si accettano anche recensioni, traduzioni, riletture, approfondimenti su luoghi della ricerca e della conservazione, letture di palinsesto (da 1 a 4 per numero), purché siano coerenti con gli argomenti della call. Min. 2200 battute, max. 15.000 battute comprese note, riferimenti bibliografici e didascalie. In caso riletture di testi originali le indicazioni riguardano un testo di introduzione e/o nota biografica sull’autore del testo originale.
  • Come già sottolineato, si sollecitano contributi che utilizzino metodologie di ricerca e restituzione della stessa maggiormente diversificate: ad esempio interviste, dialoghi critici, articoli storiografici. Max. 30.000 battute comprese note, riferimenti bibliografici e didascalie.
  • Visual essay: si valuteranno contributi costituiti almeno da 15-20 immagini accompagnate da 1500 parole di testo più le didascalie se ritenute necessarie (tale quantitativo corrisponde convenzionalmente a un testo di 4000 battute). È possibile proporre un visual essay come documento unico contenente immagini, testo e didascalie seguendo le norme redazionali fornite per gli altri tipi di contributi. Inoltre, ricevuta l’accettazione, l’autore (o gli autori) dovranno fornire in file separati le immagini in qualità e risoluzione adeguate.
  • Video (documentario breve, video-intervista) della durata massima di 30 minuti. Produzione, ottimizzazione e adeguamento alla fruizione online sono a carico degli autori.

Le norme redazionali da seguire nella preparazione dei testi sono disponibili dalla pagina:

IT: https://docs.google.com/document/d/1O0c1zAl60HcMy8O-r_KzKm8QyRHIBltXczAajxmB7m8/edit

EN: https://docs.google.com/document/d/1i_Pj-AcveIFZp8ocYmIZF4vJYMkTJSOviubh5px3R-Y/edit

Per l’apparato iconografico, ogni autore potrà fornire ca. 10 immagini libere da diritti o per le quali abbia già ottenuto diritto di pubblicazione (sulla rivista online), accompagnate da didascalie complete con indicazione di eventuali crediti.

 

 

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Chiara Lecce

Chiara Lecce, dopo la laurea magistrale in Design degli interni nel 2008 ha proseguito il suo percorso presso il Politecnico di Milano con il dottorato di ricerca in Architettura degli interni e allestimento concluso nel 2013 con la tesi Living Interiors in the Digital Age: the Smart Home. Dal 2008 svolge didattica per i corsi di Storia del design e Progettazione di interni della Scuola del Design del Politecnico di Milano. Dal 2013 è executive editor di “PAD Journal” e membro di redazione della rivista “AIS/Design Storia e Ricerche”, oltre che autore per diverse riviste scientifiche del settore. Attualmente è assegnista di ricerca e docente a contratto presso il Dipartimento di Design del Politecnico di Milano e si occupa di Storia e metodologie dell’exhibit design. Dal 2016 è tutor all’interno del progetto europeo H2020 “Design for Enterprises”. Dal 2009 collabora con la Fondazione Franco Albini e con altri importanti archivi del design italiani, oltre a svolgere la professione di interior designer freelance.

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