Riflessioni sui linguaggi della comunicazione visiva e il design

  1. L’universo “Design” tende ad abbracciare sempre più settori produttivi e no, nel terziario, nei servizi, nella distribuzione, e quant’altro, ma il Graphic Design degli anni Duemila può considerarsi ancora una branchia di quell’universo?
  2. Dopo la mostra di fine 2010 in Triennale dal titolo: «Graphic Design Worlds/Words» a cura di Giorgio Camuffo e Maddalena Dalla Mura, ci sembra lecito chiedersi se i nuovi orientamenti possono ancora fregiarsi di quel termine. Oppure, se la stagione del Graphic Design non è forse finita con la fissità delle immagini, da memorizzare e contemplare nella poetica della cultura del non figurativo in arte, nei loro equilibri armonici, oppure ambigui, ma sempre dettati dalla psicologia della visione?
  3. La comunicazione (anche visiva) diventa sempre più “mobile”, fluida, metaforica, fatta più di sequenze frammentate che di artefatti concreti. Cosa resterà nella storia? Anche nel campo della corporate image, c’è più strategia, più ambiguità, più marketing che immagine aziendale dichiarata ed esibita.
    La carta del «Progetto Grafico» scritta forse con un po’ di enfasi negli anni Ottanta e sottoscritta da alcuni tra i maggiori protagonisti della grafica, va stracciata e riscritta? Oppure, soltanto corretta e aggiornata?