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Trame. Le forme del rame tra arte contemporanea, design, tecnologia e architettura

2Manifesti-ok01Il rame è un elemento antichissimo eppure del futuro, certo molto contemporaneo. Conosciuto come uno dei primi materiali ornamentali per il corpo oppure per le sue altissime prestazioni tecniche nella modernità, oggi acquisisce anche un alto valore economico e quindi, in “tempi di crisi”, è sempre più importante e simbolico. È materia prima e materiale puro, cavato e ricavato direttamente dal sottosuolo, per un sopraffino uso tecnico ed estetico.
Questa premessa di attraversamento temporale e di trasversalità applicativa sta all’origine della mostra Trame. Le forme del rame tra arte contemporanea, design, tecnologia e architettura, allestita alla Triennale di Milano dal 16 settembre al 9 novembre 2014, in cui il copper crossing (ovvero una sequenza di intrecci di rame da cui la mostra prende il titolo) dimostra come il rame sia stato spesso punto di contatto e intersezione tra varie discipline.

Il progetto generale è a cura di Elena Tettamanti, che insieme ad Antonella Soldaini ha curato anche la sezione specifica dedicata all’arte contemporanea, mentre le singole altre sezioni si sono avvalse della accurata curatela di esperti chiamati a formare un comitato scientifico composto da: Giampiero Bosoni, Maurizio Decina, Fiorenzo Galli, Ico Migliore, Vicente Todolí.
Il catalogo della mostra, che riprende il titolo Trame, è edito da Skira e oltre alle testimonianze delle presenze esposte in mostra con testi dei singoli curatori, contiene saggi di approfondimento che esplorano ulteriormente le caratteristiche di questo materiale, da un punto di vista storico e tecnico fino a tratteggiare visioni filosofiche e spirituali.
L’ordinamento della mostra, allestito dallo studio Migliore+Servetto Architects, procede idealmente per sezioni concentriche: un anello esterno dedicato all’arte contemporanea, uno stadio intermedio concentrato sulle applicazioni tecnologiche, dalla meccanica all’architettura, e un cuore centrale destinato al design.

Arte contemporanea

Nella sezione principale dell’esposizione, dedicata alle arti visive del Novecento e curata da Antonella Soldaini ed Elena Tettamanti, si collocano le ricerche compositive di un selezionato gruppo di artisti che, dalla seconda metà del secolo scorso, hanno avviato nuovi linguaggi artistici partendo da una diversa visione sui materiali.

Sono rappresentati importanti autori e movimenti, come l’Arte Povera italiana e l’Arte Minimal americana, fino alle nuove ricerche individuali dell’emergente generazione di giovani artisti, che hanno tutti indagato questa materia per le sue qualità espressive e semantiche, per renderla supporto dei loro messaggi più o meno codificabili. Per questo, seppur con intenti e linguaggi molto diversi, riconosciamo ogni volta in queste opere esposte, il materiale rame con le sue qualità scultoree di duttilità e le sue sfumature cromatiche, tra superfici opache e lucide, dal rosso vivo al complementare verde pallido.
All’inizio del rinnovamento linguistico postbellico le curatrici posizionano Lucio Fontana con i suoi Concetti spaziali di cui in mostra troviamo una speciale edizione dedicata a New York: non più con tagli e buchi su tela, ma graffi e lacerazioni su una sottile lamiera di rame.

Lucio Fontana, Concetto Spaziale, New York Grattacielo, 1962

Lucio Fontana, Concetto Spaziale, New York Grattacielo, 1962

Tra gli altri artisti presenti segnaliamo Fausto Melotti e le sue ricerche formali e minimali con l’uso dei metalli più raffinati, Gilberto Zorio, Eliseo Mattiacci, che in un periodo di grande sperimentazione “povera”, hanno ragionato sul valore dell’energia dell’arte, spesso usando il rame come superficie cangiante; Joseph Beuys e Anselm Kiefer che in modi diversi, pur avendo avuto molti contatti tra loro, hanno usato il rame per raccontare storie misteriose e un po’ mistiche; Carl Andre con le sue composizioni astratte e minimaliste, che insieme a Donald Judd (non presente in mostra, pur facendo grande uso del rame) hanno posto le basi dell’Arte Minimal più pura. E tra i giovani, ben rappresentati, spiccano le soluzioni raffinate e spiazzanti di Alicja Kwade, Andrea Sala, Tatiana Trouvè.

Anselm Kiefer - Under der Linden.

Anselm Kiefer – Under der Linden.

Gilberto Zorio,

Gilberto Zorio, “Senza titolo”, 1968 (a sin); Meg Webster, “Copper containing salt”, 1990 (al centro); Pier Paolo Calzolari, “Omaggio a Fontana”, 1988 (a destra) – Fotografia © Attilio Maranzano

Damian Ortega,

Damian Ortega, “Being I”, 2007 (a sin); Cristina Iglesias, “Untitled (Diptych X)”, 2003 (a destra) – Fotografia © Attilio Maranzano

Tecnologia

A cura di Vincenzo Loconsolo, direttore dell’Istituto Italiano del Rame, e Francesca Olivini, curatore del Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, la sezione della tecnologia si apre con il “rame nativo”, piccolo frammento di terreno minerale in cui affiora il rame con il suo tipico colore lucente, dopodiché ci si trova immersi in numerose storie tecniche: dal racconto della sua produzione e delle sue proprietà fisico-chimiche, all’antichissimo utilizzo in campo medico di strumenti operatori in rame utilizzato per le sue naturali proprietà antibatteriche, al fondamentale rapporto di questo materiale con l’energia, nella meccanica, nelle telecomunicazioni e nell’elettronica, essendo un meraviglioso conduttore elettrico e termico che oggi è anche alla base della produzione dei microprocessori per i nostri computer. Inoltre esso è perfettamente, totalmente e infinitamente riciclabile.
Chiude la sezione, emblematico, un rilevatore di particelle, meccanismo straordinario della ricerca contemporanea sulla materia e l’antimateria.

Rame nativo in matrice carbonatica e silicatica. Minerale naturale, miniera dell’Impruneta, Firenze. Museo Civico di Storia Naturale, Milano, Collezioni Mineralogiche.

Rame nativo in matrice carbonatica e silicatica. Minerale naturale, miniera dell’Impruneta, Firenze. Museo Civico di Storia Naturale, Milano, Collezioni Mineralogiche.

Tracciatore di vertice a silici dell’esperimento BaBar, 2010. Silicio, plastica, rame, acciaio, gomma 90 x 55 x 45 cm Collezione Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”, in comodato da INFN, Milano. Fotografia di Tomás Pinto Nogueira.

Tracciatore di vertice a silici dell’esperimento BaBar, 2010. Silicio, plastica, rame, acciaio, gomma. Collezione Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”, in comodato da INFN, Milano. Fotografia di Tomás Pinto Nogueira.

Architettura

A cura di Ico Migliore, architetto e docente di Interior Design al Politecnico di Milano, la sezione sull’architettura è un concentrato ma sostanzioso approfondimento sull’utilizzo del rame nelle costruzioni che, come dice il curatore, “scende dai tetti” per diventare elemento tecnico ed espressivo degli involucri architettonici degli autori e maestri contemporanei: da Steven Holl a Renzo Piano che ad Amsterdam hanno realizzato, l’uno gli uffici di Sarphatistraat e l’altro il NEMO, National Center for Science and Technology, fino ad Herzog & de Meuron con il Signal Box di Basilea e il Museo De Young Memorial di San Francisco, non dimenticando Aldo Rossi con la sommità della copertura del Teatro del Mondo per Venezia (sorprendentemente presente al vero in mostra) e lo Studio BBPR con la caratteristica copertura della Torre Velasca di Milano.

Aldo Rossi,

Aldo Rossi, “Teatro del Mondo”, 1979-80 (primo piano); Sezione Architettura – Fotografia © Attilio Maranzano.

Design

Infine si giunge alla sezione dedicata al design, curata da Giampiero Bosoni, storico e critico del design, professore del Politecnico di Milano. Punto di contatto per eccellenza tra arte e tecnica, la sezione dedicata al design contiene più di cento storie suddivise in sottosezioni, per meglio comprendere quanto questo materiale sia presente e importante per gli oggetti della nostra quotidianità.
Di primaria importanza è la visione del “design per il corpo” che vuole testimoniare l’origine antica del disegno degli oggetti, intesi come ornamenti per il corpo, gioielli o abiti che fossero, dove spesso il rame veniva lavorato o ricamato per finalità estetico-decorative e simboliche. In mostra si trovano espressioni recenti che vanno dai gioielli di Eliseo Mattiacci e Giorgio Vigna, agli abiti di Romeo Gigli e Miuccia Prada.

Il “design del paesaggio domestico” prova invece a fare il punto tra gli sterminati oggetti d’uso quotidiano che comprendono tanto gli oggetti d’arredo quanto gli apparecchi di illuminazione. L’ambito della cucina è sempre stato uno dei migliori laboratori per l’applicazione del rame nell’uso degli utensili e dei contenitori, e qui citiamo la serie La cintura di Orione (1986) di Richard Sapper e la caffettiera Conica (1983) di Aldo Rossi, alla cui base si trova un disco di rame che migliora la diffusione del calore e quindi la preparazione del caffè.
Nella tipologia degli oggetti per l’illuminazione, alcuni lavori usano il rame per precise qualità tecniche, come la lampada Pierrot (1990) di Afra e Tobia Scarpa, nella quale poche lastre fustellate in rame compongono una struttura che trasmette direttamente la corrente elettrica al terminale luminoso; oppure la lampada a sospensione Lastra (1998) di Antonio Citterio dove strisce serigrafate di rame su una lastra di vetro si evidenziano nella conduzione dell’elettricità fino ai faretti incastonati che sembrano sospesi; oppure ancora il recente lavoro di Tom Dixon (2010), che in numerose tipologie di lampade usa quasi esclusivamente il rame per disegnare paralumi che fondono una materia tradizionale in un’idea di nuova produzione postindustriale.
Tra gli oggetti d’arredamento, molti sono i contenitori, i tavoli e le sedute. Citiamo tre autori che confrontandosi sul classico tema della sedia hanno prodotto soluzioni originali dove il rame è protagonista. Ron Arad con 2RNOT (1992) fissa un punto nella ricerca che per primo ha iniziato, sull’uso dei metalli per gli oggetti d’arredo, sperimentando l’elasticità delle lastre aggregate con varie finiture; Oskar Zieta con Plopp copper standard (2006) inventa una stupefacente tecnica di gonfiaggio di un lamierino di rame che acquista rigidità e diventa autoportante; Martí Guixé con 27kg of copper (2009) ragiona sul valore di trasformazione del rame, sulla potenzialità di cambiamento della forma data dalla possibilità di riciclo e riutilizzo all’infinito senza perdere le sue qualità e quindi, tra le tante forme che un designer può dare ai suoi ragionamenti tipologici, ipotizza anche la sedia, simbolo e sfida di ogni designer! Un discorso a parte è necessario per l’eccezionale presenza in mostra di alcuni oggetti testimoni di una collaborazione storica negli anni quaranta, tra Gio Ponti e Paolo De Poli, dove il primo disegnava tipologie e decori tra complementi e arredi, mentre il secondo garantiva con la sua raffinatissima tecnica di smaltatura su rame, il miglior risultato tecnico ed estetico che ancora oggi possiamo ammirare.

Tom Dixon, Cu29, 2006. Rame elettroformato su polistirolo. Produzione: Tom Dixon, 2006 Courtesy Mitterrand + Cramer, Ginevra.

Tom Dixon, Cu29, 2006. Rame elettroformato su polistirolo. Produzione: Tom Dixon, 2006 Courtesy Mitterrand + Cramer, Ginevra.

Sezione Design - Fotografia © Attilio Maranzano

Sezione Design – Fotografia © Attilio Maranzano

Sezione Design - Fotografia © Attilio Maranzano

Sezione Design – Fotografia © Attilio Maranzano

Chiude la sezione sul design una selezione di esemplari di “design anonimo” che tra paioli, tegami e componenti tecnico-impiantistiche della casa, riconosce nella classica spugna per la pulizia delle stoviglie fatta con paglietta di trafilati di rame, perfetta per forma d’uso e caratteristiche antibatteriche del materiale, un emblema elementare, efficace e intramontabile, della cultura materiale applicata.

Stampi da budino, epoche varie - Fotografia © Attilio Maranzano.

Stampi da budino, epoche varie – Fotografia © Attilio Maranzano.

Immersi in una mostra così ricca di opere, oggetti, spunti, e dimostrazioni di cosa si possa ottenere indagando intorno a un tema apparentemente semplice come un singolo materiale, ci si chiede se esista un modo per esporne la storia: forse raccontando le origini e le evoluzioni, dimostrando come le trasformazioni e le potenzialità siano applicate in tutti i settori possibili o sperimentali, tra arte, scienza e design passando sempre dalla verifica del progetto.

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Dati

Trame. Le forme del rame tra arte contemporanea, design, tecnologia e architettura, Triennale di Milano dal 16 settembre al 9 novembre 2014.

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Riferimenti bibliografici

Trame. (2014). Catalogo della mostra. Milano: Skira

www.mostrarame.com

Questo articolo è stato pubblicato in AIS/Design Storia e Ricerche, numero 4 novembre 2014

Matteo Pirola

Architetto e PhD in Architettura degli Interni e Allestimento. Docente di Architettura e Design presso il Politecnico di Milano, scrive per l’editoria e svolge attività di ricerca e critica sulla contemporaneità di Arte, Progetto, Architettura.

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