E-R Design: Estetica del quotidiano negli istituti culturali dell’Emilia-Romagna. Un progetto per il patrimonio culturale

Nel 2011 l’Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna ha avviato una ricerca ad ampio raggio su svariate tipologie di musei e raccolte con oggetti di design presenti nella regione. La ricerca è stata condotta da Claudia Collina, funzionario specialista in Beni culturali, storica e critica d’arte d’età contemporanea, e Laura Carlini Fanfogna, allora responsabile del Servizio Musei e Beni culturali dello stesso Istituto. L’indagine, svolta con un approccio multifattoriale – il rapporto tra arte e tecnica, tra industria e artigianato, fino al disegno industriale dalla rivoluzione industriale sino al presente – ha avuto un triplice scopo: la creazione di una banca dati del design in Emilia-Romagna all’interno del Catalogo del Patrimonio Culturale (PatE-R); la pubblicazione di un libro che desse conto di tale studio, ampliato al contesto e agli aspetti funzionali che avrebbero toccato il design censito; l’avvio di una riflessione sull’argomento. Questa testimonianza ripercorre a grandi linee le fasi del progetto e analizza l’e-book prodotto in occasione della conclusione del lavoro di censimento. Una particolare attenzione merita il fatto che i risultati sono ora a disposizione degli studiosi attraverso il sito dell’IBC, con una interfaccia che consente di collegarsi con le istituzioni coinvolte e con la banca dati realizzata.

Le competenze dell’Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna prevedono, come da Statuto, art. 2 comma 1, che “L’Istituto, ai sensi dell’art. 2 della legge istitutiva, promuove e svolge attività conoscitiva ed operativa, di indagine e di ricerca, per la valorizzazione ed il restauro del patrimonio storico ed artistico, per la tutela, la valorizzazione e la conservazione dei centri storici, nonché per lo svolgimento di ogni funzione relativa ai beni artistici, culturali e naturali, prestando, fra l’altro in tali campi la propria consulenza in via prioritaria alla Regione e agli Enti Locali nonché ad altri soggetti pubblici e privati che operano nello stesso campo di attività”. In questo quadro si è avviato nel 2012 il progetto sul design, durato cinque anni e culminato con la realizzazione della banca dati I luoghi del design in Emilia-Romagna e l’e-book E-R Design: Estetica del quotidiano negli istituti culturali dell’Emilia-Romagna. La parola luogo è una delle più ricche di significati e definizioni e caratterizza la maggior parte delle mie ricerche, banche dati e relative pubblicazioni da esse derivate, sino a dar loro spesso il titolo. Luoghi a cui Ezio Raimondi, il grande italianista che dell’Istituto è stato presidente dal 1992 al 2011, dava molteplici accezioni e valori, intendendo il “senso del luogo” come senso del posto (place), ossia lo spazio che nel tempo gli uomini hanno interpretato e costruito. E da qui, i luoghi d’arte contemporanea, i luoghi del percento[1] e infine i luoghi del design.

Nell’ambito di questo progetto, il design è stato affrontato come bene culturale ed è stato indagato da varie angolazioni scientifiche: storico-artistica, politico-sociale, conservativa – dalla salvaguardia alla tutela legale –, museografica e archivistica. Un censimento è la fotografia dell’esistente su un determinato argomento che dovrebbe servire ad amministratori di enti locali e a responsabili di istituti culturali a stabilire nuove strategie di salvaguardia, valorizzazione e promozione della materia, con l’auspicio che gli istituti culturali facciano seriamente network, per adempiere a nuove strategie sul design, come la rilettura e la fruizione delle collezioni da rinnovate angolazioni.

Il progetto è iniziato con una prima indagine negli istituti culturali della Regione Emilia-Romagna: sono state vagliate 439 realtà museali di cui 50 hanno dimostrato nuclei collezionistici inerenti il design – disegni, progetti, prototipi, oggetti – che per i suoi indefiniti e ambigui confini è stato circoscritto in alcuni insiemi, e sottoinsiemi a seconda del caso, in base ai più recenti studi sull’argomento. Il materiale inerente il design è stato enucleato dal resto delle collezioni, fotografato e schedato nel Catalogo del Patrimonio Culturale dell’Emilia-Romagna (PatER http://ibc.regione.emilia-romagna.it/servizi-online/catalogo-del-patrimonio-culturale) con la scheda nucleo (N) a sua volta agganciata alla scheda principale del luogo contenitore, o museo, di riferimento.

I musei interessati dal censimento sono:
a Piacenza i musei Civici di Palazzo Farnese e la Fondazione Horak; a Parma lo CSAC Centro Studi Archivio della Comunicazione e la Collezione Borsari 1870; a Ozzano Taro Collecchio il Museo Ettore Guatelli; a Neviano degli Arduini il Museo Storico dei Lucchetti e la Collezione d’Arte contemporanea del Museo Sella; a Reggio Emilia la Galleria Parmeggiani; a Guastalla il Piccolo Museo della Moto Bariaschi; a San Martino in Rio il Museo dell’Automobile; a Carpi il Museo della Città; a Campogalliano il Museo della Bilancia; a Modena il Museo del Caffè Cagliari, il Museo dell’Auto storica Stanguellini, la Galleria Civica, il Museo Civico d’Arte, il Museo Enzo Ferrari e il Motor Museum di Umberto Panini; a Sassuolo il Centro di Documentazione dell’Industria italiana delle Piastrelle di Ceramica e la Galleria Marca Corona; a Fiorano Modenese la Collezione di Ceramiche artistiche sassolesi e il Museo della Ceramica; a Maranello il Museo Ferrari; a Porretta Terme il Museo delle Moto e dei Ciclomotori DEMM; a Sant’Agata Bolognese il Museo Lamborghini; a Pieve di Cento MAGI ’900 Museo delle eccellenze artistiche e storiche e la Pinacoteca Civica; a Funo di Argelato il Museo Ferruccio Lamborghini; a Anzola dell’Emilia Gelato Museum Carpigiani; a Bologna il Museo della Comunicazione e del Multimediale G. Pellagalli, il Museo del Patrimonio Industriale, la Collezione storica dei Traporti ATC, le Collezioni Comunali d’Arte e il Museo Davia Bargellini, il Museo Ducati, Genus Bononiae e il MAMbo; a San Lazzaro di Savena la Fondazione Massimo e Sonia Cirulli; a Imola il Museo storico G. Bucci; a Copparo il Centro Studi Dante Bighi; a Lido di Spina Casa Museo Remo Brindisi; a Massa Lombarda il Museo civico Carlo Venturini; a Faenza il MIC Museo Internazionale delle Ceramiche e il Museo Carlo Zauli; a Cotignola il Museo Civico Luigi Varoli; a Russi il Museo dell’Arredo Contemporaneo ora trasferito a Milano; a Ravenna MAR Museo d’Arte della Città; a Longiano il Museo della Ghisa; a Santarcangelo di Romagna il Museo del Bottone; a Rimini il Museo Nazionale del Motociclo.

Il censimento ha messo in evidenza un atlante delle tipologie composto da: arredi urbani, architettura, automobili, bilance, bottoni, design grafico, carrozze, ceramiche, comunicazioni e telecomunicazioni, elettronica di consumo, fotografie, giochi educativi, illuminazione, libri oggetto, macchine utensili e industriali, maquette, mezzi di trasporto, motori, oggetti di arredo, oggetti in metallo, oggetti di uso quotidiano, piastrelle, progetti, prototipi, mobili, tessuti, vasellame, vetri.

La materia è stata suddivisa in tre macro aree: prodotti manifatturieri e arti applicate all’industria, design d’autore e design anonimo, tenendo conto delle insite sfumature semantiche di quest’ultimo, volendo, discriminabile ulteriormente in design anonimo di tradizione, anonimo d’autore e oggetti d’uso quotidiano, come il “design spontaneo”.

Nel corso della ricerca, si sono vagliati anche documenti custoditi negli archivi del territorio, con l’analisi di circa 76 fondi archivistici monografici. Tra gli archivi si ricordano quelli degli Ordini degli Architetti dei capoluoghi dell’Emilia-Romagna, la Sezione Architettura dell’Archivio Storico dell’Università degli Studi di Bologna e l’Archivio dell’Università degli Studi di Parma; le biblioteche che conservano fondi archivistici sulla materia sono la Panizzi di Reggio Emilia, l’Archiginnasio di Bologna e la Poletti di Modena, solo per citarne alcuni. Si è infine ritenuto opportuno ampliare il censimento, analizzando il design dal punto di vista museografico (progetti di allestimento di musei e biblioteche) con una rilevanza di 28 casi di allestimenti museografici tra musei e biblioteche.

Si rimanda per questo all’e-book in formato PDF E-R design: Estetica del quotidiano nei musei dell’Emilia-Romagna, che inaugura la nuova collana editoriale interattiva IBC DIGITAL, leggibile on line e scaricabile al sito http://online.ibc.regione.emilia-romagna.it/I/libri/pdf/ER-Design.pdf, e di cui qui riportiamo una sintesi.

Dopo le presentazioni dell’assessore alla Cultura della Regione Emilia-Romagna Massimo Mezzetti e del presidente IBC Roberto Balzani, la storica del design Raimonda Riccini apre il libro con un viatico, in cui l’esperta di storia del design mette in campo i propri ricordi e la personale esperienza formativa – al DAMS negli anni gloriosi in cui insegnavano Tomás Maldonado e Umberto Eco – per giungere alla conclusione che “il patrimonio di design che emerge da questo lavoro è visto come una ‘opera aperta’. Attraverso le infinite varianti di oggetti, da quelli strettamente funzionali a quelli puramente decorativi, si comprende la natura profondamente sociale – non chiusa, ma dinamica – della loro esistenza. Compresa quella che decidiamo di protrarre consegnandoli alla loro seconda vita nei musei”

Flaviano Celaschi, docente di design all’Università di Bologna, analizza i riflessi culturali, sociologici e politici che il design ha sulla società nel secondo dopoguerra; in particolare in Italia e nella nostra regione “luoghi della cultura materiale di eccellenza”. “Gli oggetti che popolano il nostro quotidiano lo trasformano in straordinario ambiente di relazione tra le persone e tra le persone e le cose.” Con un excursus che prende le mosse dal razionalismo di Loos, Celaschi procede per capisaldi nell’analisi di un ammodernamento della società attraverso il design e i suoi marchi, i brand, che volge verso la “libertà del comfort” determinante, in maniera sempre più evidente, lo status sociale, culturale e politico in base alla merce scelta. Una emancipazione di classe attraverso la modernità degli oggetti che porta a un gusto collettivo e connette il fare della fabbrica e del sistema produttivo con la vita quotidiana e l’uso degli oggetti. E, alla fine, egli s’interroga sulla materialità digitale del terzo millennio.

Simona Riva, responsabile degli archivi CSAC, apre e chiosa citando Arturo Carlo Quintavalle, il deux ex machina del Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma, eccellenza intellettuale della storia dell’arte internazionale con cui, insieme a Gloria Bianchino, l’IBC ha avuto piacere di collaborare in diverse occasioni. Responsabile Archivi della Sezione Progetto dello CSAC, Riva stila la storia e il senso di questo “archivio della comunicazione”, lasciando alla scheda dedicata nel libro la descrizione dei singoli fondi di design. Nello spirito del suo fondatore, i singoli archivi “devono essere studiati nelle relazioni tra gli insiemi e tra i progetti, anche di generi diversi, e nei rapporti tra gli archivi anche di autori, designer, architetti o urbanisti, nonché nelle interazioni tra le diverse forme artistiche che ne rappresentano il substrato culturale di partenza”. Con la priorità della centralità dell’archivio, sia per il museo, sia per la ricerca, sia per la didattica e le attività espositive.

Giovanna Cassese, presidente dell’ISIA di Faenza, fa il punto sulle questioni connesse alla salvaguardia del design, oggetti simbolo dell’età contemporanea da trasmettere al futuro come testimonianza. Analizza le interconnessioni del design con arte, architettura, artigianato e industria affrontando il tema della fragilità dei materiali e le conseguenti priorità da porre in atto per la conservazione, il restauro e la ricerca. Avverte della necessità di nuove teorie e prassi per un restauro sostenibile, di compatibilità ambientale; e con la “chiara esigenza di tramandare al futuro la ‘memoria’ delle cose che segnano e contraddistinguono il vivere quotidiano, la memoria materiale e immateriale, del singolo oggetto e più in generale del progetto etico, estetico e civile, sotteso”. E questa è responsabilità del museo e del suo aggiornamento a indefettibili logiche di rete.

Beatrice Cunegatti, docente ed esperta di proprietà intellettuale, spazia dalla nascita della tutela legale del design nel regime dei “privilegi” alle norme attuali di disciplina del design tra normativa d’industria e concorrente diritto d’autore in Italia, sino ad arrivare al contesto museale in cui la normativa in materia di conservazione, valorizzazione e uso dei beni di design deve essere coordinata con quella di protezione dei diritti esclusivi di proprietà intellettuale (industriale e d’autore). Nell’analizzare le interferenze tra le privative industrialistiche, di diritto di autore sul design e disciplina dei beni culturali, l’autrice afferma che “dalla sintetica disamina del quadro normativo vigente emerge che il design può essere al contempo un ‘bene culturale’ e un bene protetto da privative industriali e autoriali. Inoltre, chiarisce come la normativa s’interseca relativamente alle nuove forme di valorizzazione del patrimonio museale costituito dal design ove nuovi strumenti tecnologici per la fruizione dislocata del bene detenuto nel museo impongono di riflettere sul coordinamento tra norme, evoluzione del design ed evoluzione della tecnologia”.

Silvia Ferrari, dell’IBC, ha svolto un itinerario trasversale, indagando quanto e come sia stato applicato il design strutturale e di allestimento in musei e biblioteche del territorio: ella nota come “nel territorio emiliano si concentrano i casi più recenti di costruzioni ex novo, che evidenziano come il design si sia orientato verso la realizzazione di modelli inediti, scegliendo di non ripetere tipologie o archetipi ricorrenti dal passato, piuttosto rispondendo a un’esigenza sempre più condivisa anche a livello internazionale di dare forma simbolica all’architettura”.

Mirella Maria Plazzi, dell’IBC, ha condotto la sua indagine sulle fonti per il design in Emilia Romagna nel web, esplorazione che ha offerto l’occasione per tracciare direttrici di ricerca, indicare punti di accesso e esemplificare possibili percorsi, di cui ella traccia una prima mappatura totalmente interattiva e di grande ausilio per gli studiosi della materia.
I saggi degli autori sono sostanziati dalla pubblicazione nell’e-book delle schede dei cinquanta istituti del territorio aventi materiali di design redatte per la maggior parte dai responsabili delle collezioni, da una mappa interattiva sulla loro dislocazione nella regione Emilia-Romagna e collegamenti al Catalogo del Patrimonio Culturale della Regione Emilia-Romagna (PatE-R) e ai siti internet di musei e archivi; infine da apparati comprensivi di indici e bibliografia generale.

Uno dei tanti meriti di Renato De Fusco è senz’altro quello di aver delineato con chiarezza il processo unitario del design e averlo scandito in quattro momenti: il progetto, la produzione, la vendita e il consumo. Ora, in seguito alla pubblicazione della presente ricerca e alle recenti riflessioni avviate in materia, diventa inevitabile aggiungere le fasi di salvaguardia, conservazione, tutela, valorizzazione e promozione del design in ambito museale, sia nell’ambito della quotidianità del singolo museo, sia in una più ampia logica di rete, di scambi di esperienze e buone pratiche, che connetta tutti gli istituti che si occupano di design.

Riferimenti bibliografici

Collina, C. (a cura di) (2009). Il percento per l’arte in Emilia Romagna. La legge del 29 luglio 1949 n. 717: applicazioni ed evoluzioni del 2% sul territorio (2009). Bologna: Editrice compositori. Ora disponibile da http://online.ibc.regione.emilia-romagna.it/I/libri/pdf/il_percento_per_arte.pdf.

Collina, C. (a cura di) (2017). E-R Design: Estetica del quotidiano negli istituti culturali dell’Emilia-Romagna (2017). Testi di Raimonda Riccini, Flaviano Celaschi, Claudia Collina, Giovanna Cassese, Beatrice Cunegatti, Silvia Ferrari, Mirella Plazzi. Schede di catalogo di autori vari. Bologna: Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali dell’Emilia-Romagna: Design People (e-book IBC DIGITAL n. 1). Disponibile da http://online.ibc.regione.emilia-romagna.it/I/libri/pdf/ER-Design.pdf.

Note    (↵ returns to text)

  1. Luoghi e architetture sottoposti alla “legge del 29 luglio 1949, n. 717, che, come si ricorda, istituiva il principio che ‘le Amministrazioni dello Stato, anche con ordinamento autonomo, nonché tutti gli enti pubblici che provvedano all’esecuzione di nuove costruzioni di edifici pubblici ed alla ricostruzione di edifici pubblici distrutti per cause di guerra devono destinare al loro abbellimento mediante opere d’arte una quota non inferiore al 2% del loro conto totale’”. E. Raimondi Una legge alla prova, in Collina (2009).

Musei effimeri: allestimenti di mostre in Italia (1949-1963)

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In tempo di crisi il design, inteso come attività progettuale di sistemi applicato ai beni culturali, potrebbe svolgere un ruolo di primo piano agendo da fondamentale catalizzatore interdisciplinare, utile ad attivare sinergicamente e profittevolmente le competenze del settore entro laboratori, opifici intellettuali, officine culturali. La codificazione dell’idea è recente: hanno contribuito a proporla, fra altri, Lupo (2009) e Daverio & Trapani (2013). Tuttavia, in Italia, nonostante le difficoltà suggeriscano un ripensamento dei modelli adottati fino ad ora, sembra non ci sia un fattivo interesse nemmeno verso questo tipo d’innovazione. Sembra pure che gli oggettivi problemi nostrani siano vissuti dai più, anche nel settore culturale, come un periodo di trincea, un ineluttabile purgatorio fatto di espiazione e resistenza passiva nell’illusoria attesa che tutto passi e, cambiando, rimanga gattopardescamente sempre uguale a se stesso.

A riprova di ciò, malgrado impressionanti diboscamenti di fondi effettuati, resistono inspiegabili e non trascurabili sprechi. Per fare un paragone in Italia, mentre tra il 1920 e il 1940 si sono avute circa 40 esposizioni temporanee d’arte e dal 1945 al 1959 il loro numero ha superato le 300 unità, ai giorni nostri, fra il 2009 e il 2011, secondo una stima del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT), nel nostro paese sono state realizzate probabilmente più di 17.500 mostre – prevalentemente d’arte contemporanea –, equivalenti a circa una vernice ogni mezz’ora, come opportunamente ha avuto modo di osservare Guido Guerzoni (2014a) nell’articolo-anteprima sulla nuova edizione della ricerca concernente il sistema espositivo italiano durante il 2012 (Achilli, Guerzoni & Pecenick, 2014b).

Pur sorvolando su quantità e qualità delle manifestazioni comprese nell’indagine, impressionano e sconcertano alquanto parecchi altri computi e percentuali, testimonianza dell’esistenza di una nebulosa scoordinata, costosa, scarsamente incisiva e poco efficiente di eventi che, al posto di pulsare in sinergia con i musei, sovente e inutilmente li sfiata, come ha avuto modo di rilevare l’International Council of Museums Italia (2008, 14 giugno).

È un problema di natura strutturale ancor prima che economico: il rappresentante italiano nel comitato di programma di Horizon 2020 per le Societal Challenge, l’economista Fabio Donato, nell’amaro e recentissimo volume La crisi sprecata (2013), eloquente già nel titolo, accanto ad un’analisi delle questioni che ruotano intorno al patrimonio culturale, pone parecchi opportuni interrogativi sulla sua gestione proponendo, fra l’altro, una revisione dei modelli di governance e di management rilevando, durante un dialogo con Catterina Seia (2014, 24 febbraio), come sfortunatamente la profonda aristocrazia che permea il settore non si curi dell’equilibrio fra eccellenza culturale e sostenibilità economica, considerando le ambizioni a ricavi alla stregua di pratiche commerciali.

È una mentalità assai diversa da quella dei paesi anglosassoni: nell’attesa di un superamento di visioni fossilizzate, dell’urgente cambio di passo richiesto da una società magmatica e rapidamente cangiante, è senz’altro utile uno sguardo all’indietro.

Anna Chiara Cimoli, nel suo volume Musei effimeri: Allestimenti di mostre in Italia ci offre un ottimo punto di osservazione su esemplari officine culturali, rilevanti laboratori multidisciplinari, entro cui sono state fondate eccellenti esposizioni passate.

Il volume è un raro ed efficace strumento, utile per analizzare compiutamente il funzionamento e i prodotti di opifici intellettuali del dopoguerra che hanno prodotto risultati di assoluto rilievo, il cui valore è palesemente manifesto a oltre cinquant’anni di distanza. Come opportunamente nota Fulvio Irace nella prefazione “in questo studio si saldano i recinti separati della museografia e del design [… aprendo] nuove finestre sulla storia della via italiana al museo” (p. 11).

L’autrice, con il titolo Musei effimeri, rende omaggio all’importante saggio postumo di Haskell (2000), libro che, oltre a descrivere l’interessante storia della nascita e dell’evoluzione delle grandi mostre, s’interroga sul loro significato.

Cimoli, in una serie di appassionanti racconti documentati e molto ben illustrati da foto di grande formato corredate da schemi espositivi, ricostruisce e narra la genesi di quattordici significative mostre attingendo, per scelta, solamente entro l’insieme omogeneo di quelle d’arte a scopo non mercantile svoltesi nel periodo in esame; in prevalenza sono eventi dedicati a singoli artisti, chiusi con Vie d’acqua da Milano al mare (1963), nuovo “luogo di esperienze sensoriali […] mostra-happening”.

Il protagonista del libro è l’allestimento, fil rouge attraverso il quale scorrono le opere legate al tema di ogni singola mostra, ma lo studio ha il non scontato merito di procedere oltre le usuali considerazioni architettoniche e di progetto, occupandosi di investigare scientificamente la fitta e quasi impercettibile trama in cui s’intrecciano i nodi rinserrati dai vari protagonisti (curatori, storici, ecc.) che hanno contribuito a produrre il tessuto dell’esposizione, riferendo vicende e problemi generalmente trascurati.

Nonostante la comprensibile e oggettiva difficoltà di reperimento delle fonti, l’integrazione di preziosi materiali d’epoca, fra cui degli interessanti carteggi, ha dato la possibilità all’autrice di tratteggiare scenari che offrono uno spaccato efficace sul lavoro preparatorio alle mostre aggiungendo in più di un caso l’emozione della voce narrante dei protagonisti, integrata da testimonianze a posteriori e condita da qualche interessante controcanto: recensioni di autorevoli connoisseur come, solo ad esempio, Licisco Magagnato che scrive sull’olivettiana Comunità a proposito della Mostra di Museologia alla Triennale svoltasi nel 1957.

Opportunamente è stato inserito pure qualche estratto di cronaca del tempo che, come nel caso della mostra del Mantegna, Mantova, 1961, riporta una scena abituale ai giorni nostri ma difficilmente immaginabile allora, perdipiù in una cittadina di provincia: “alla mostra del Mantegna si accede come se fosse una partita da scudetto […] bisogna impegnare una lotta corpo a corpo con centinaia di ‘tifosi’ della pittura per evitare di essere schiacciati contro gli stipiti di pietra del portone attraverso il quale si accede al palazzo […]”.

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Parlando di allestimenti, questo testo ha un altro merito: quello di superare la visione tradizionale che accanto alle posizioni dei tradizionali portabandiera del settore, Scarpa, Albini e BBPR prevede perlopiù uno stuolo di comprimari. A ben vedere la questione si presenta diversamente; non posso non trovarmi d’accordo con Cimoli per le convincenti e molteplici dimostrazioni offerte nel volume, di cui cito solo alcuni casi: l’eccellente prova fornita da Gian Carlo Menichetti con Attilio Rossi (grafica) per la mostra di Picasso (1953) allestita a Palazzo Reale a Milano, gli interessanti risultati ottenuti a Genova da Marco Lavarello ed Eugenio Carmi con Van Dyck (1955) e nuovamente per Cambiaso (1956) dal poliedrico Carmi, inaspettato progettista unico, pittore e grafico di cui si è già parlato in questa rivista oppure l’allestimento di Ferdinando Reggioni con Attilio Rossi (grafica) per la mostra Arte Lombarda dai Visconti agli Sforza (1958) svoltasi a Palazzo Reale a Milano.

Nonostante l’indiscutibile, altissimo valore dei lavori di Carlo Scarpa e Franco Albini proposti in questo volume, come pure quello dei BBPR con il difficile tema Architettura misura dell’uomo (1951) illustrato alla XI Triennale, fra tutti i casi trattati, le mie personali preferenze sono volte alla sezione della mostra Arte e Civiltà Etrusca (1955) allestita da Luciano Baldessari (con Umberto Milani e Edoardo Sianesi) a Palazzo Reale a Milano.

Baldessari interpreta con schiettezza e grande personalità gli artefatti offrendoci una visione spettacolare che, pur costruita rigorosamente, risulta molto soggettiva guadagnando a suo tempo pure degli strali polemici. Dell’evento milanese sono ancora palpabili l’assoluta modernità dell’approccio e i risultati espositivi, prodotto di quel particolare e assortito opificio intellettuale.

Musei effimeri è un raro livre de chevet la cui istruttiva lettura (e rilettura) è necessaria a coloro i quali si occupano di patrimonio culturale e design. Il testo, redatto esclusivamente in lingua italiana, purtroppo limita la diffusione di questa pubblicazione. È un sussidio molto utile per riprovare a immaginare eticamente una nuova generazione di mostre. Ugualmente effimere.

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Dati

Anna Chiara Cimoli, Musei effimeri: Allestimenti di mostre in Italia (1949-1963), Milano: Il Saggiatore, 2007, 243 p., ISBN 8842813346, € 75,00.

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Riferimenti bibliografici

Achilli, F., Guerzoni, G., & Pecenik C. (Torino, 11 marzo 2014). Le mostre al tempo della crisi, il sistema espositivo Italiano nel 2012. Ricerca presentata a Art & Museum International Exhibition Xchange (AMIEX).

Guerzoni, G. (25 febbraio 2014). Il palinsesto pulviscolare. Il Sole 24 Ore Domenica, 39.

Daverio, P., & Trapani, V. (2013). Il design dei beni culturali, Milano: Rizzoli.

Donato, F. (2013). La crisi sprecata. Roma: Aracne.

Haskell, F. (2000). The ephemeral museum: Old master paintings and the rise of the art exhibition. New Haven, Conn.: Yale University Press.

International Council of Museums Italia (2008, 14 giugno). Mostre-spettacolo e Musei: i pericoli di una monocultura e il rischio di cancellare le diversità culturali. Disponibile presso http://www.icom-italia.org/images/documenti/mostre%20vs%20musei.pdf [4 gennaio 2014].

Lupo, E. (2009). Il design per i beni culturali: Pratiche e processi innovativi di valorizzazione. Milano: Franco Angeli.

Seia, C. (2014, 24 febbraio). La crisi sprecata. Il Giornale dell’Arte-Il Giornale delle Fondazioni. Disponibile presso http://www.ilgiornaledellarte.com/fondazioni/articoli/2014/2/118588.html [1 marzo 2014]