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Tappeti Volanti

La mostra Tappeti Volanti, curata da Philippe-Alain Michaud (che al Beaubourg di Parigi nella sezione delle collezioni delle arti plastiche è direttore della sezione di cinema sperimentale) è interessante in relazione al ruolo che nelle sperimentazioni progettuali e nella critica ha assunto il tema delle superfici per il disegno industriale e della spesso citata dimensione della comunicazione planare (Branzi) propria delle società contemporanee.
La mostra è realizzata in collaborazione con il Centre Pompidou, les Abattoirs – Frac Midi-Pyrénées, il Musée des textiles de Lyon, il Musée Jacquemard André, il Musée du quai Branly e Amundi.
Il senso con cui la mostra è stata pensata emerge da queste considerazioni:

Se per la tradizione moderna, è servito da modello per l’affermazione della planarità in pittura, il tappeto può anche essere considerato quale dispositivo di messa in moto delle superfici che, utilizzando le proprietà dell’espansione, della rotazione o dello scorrimento, produce effetti di fluttuazione, di disorientamento o di squilibrio. Le bordure che sfumano il limite suggeriscono un prolungamento virtuale indefinito del tappeto al di là dei suoi bordi; la complessità d’intrecci e d’arabeschi ove lo sguardo si perde letteralmente; la sovrapposizione di trame e tralicci che associa, in un’unità ottica contraddittoria, la divisione geometrica del campo con la dispersione aleatoria dei motivi; l’alternarsi di forme positive e negative sulla superficie del campo che ne suggeriscono la profondità. Lo spazio visivo del tappeto riposa su un gioco di proprietà plastiche che mettono in gioco la stabilità della superficie, la limitazione del campo o la bidimensionalità del piano.
La mostra si propone di raccogliere e confrontare tappeti reali – che attraverso la loro funzione (tappeti di preghiera, tappeti di guerra, tappeti giardino), la loro tessitura (tappeto di seta bouqalemoun dai colori vivaci ma molto armoniosi) o la loro composizione (in grille, in semis, centrati attorno ad un medaglione) producono un effetto d’animazione delle superfici – con alcuni film, realizzati secondo la tecnica dei batik e rivalutati dunque alla luce del loro carattere ornamentale (Harry Smith, Abstractions), composizioni monocrome che evocano i tracciati lineari indefiniti delle coperte navajos (Paul Sharits, Nothing), una pellicola sulla quale dei fili d’erba, delle foglie e le ali dei coleotteri sono direttamente incollati con la stessa tecnica dei tappeti-giardino (Stan Brackhage, Mothlight), inversioni positive/negative che producono un effetto identico a quello dei “motifs rentrants” (Peter Kubelka, Adebar), i complessi intrecci di bordure (Hans Richter, Rythmus 21)…
Alcune opere contemporanee, che utilizzano le tecniche di lavorazione formale dei tappeti per dinamizzare il piano o per dissolverlo, saranno ugualmente presenti: motivi a scacchiera e ripetizione modulare (le combinazioni al suolo di Carl Andre), effetti di levitazione o di sospensione (Hans Haacke, Blue Sail), composizioni con medaglioni (Zilvinas Kempinas, Flying Tape), dispersione di elementi su un campo aperto (Taysir Batniji, Hannoun), ecc. Un dipinto fiorentino del XV° secolo dialogherà con opere d’arte contemporanea.

Tappeti Volanti

30/05/2012 – 21/10/2012

Villa Medici

Viale Trinità dei Monti, 1

Roma – Italia

Questo articolo è stato pubblicato in news

Daniele Savasta

Dottorando in Scienze del Design all’Università Iuav di Venezia. Ha conseguito le due lauree, di primo e secondo livello, in design all’Università di Palermo e all’Iuav. Conduce principalmente ricerche sul comportamento de e tra le persone nello spazio reale e virtuale e nei loro interstizi.
Ha tenuto workshop presso l’Izmir University of Economics e l’Iuav ed è stato assistente in numerosi corsi di progettazione presso l’Iuav, il Politecnico di Milano e l’Università di Palermo.

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