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E-R Design: Estetica del quotidiano negli istituti culturali dell’Emilia-Romagna. Un progetto per il patrimonio culturale

Nel 2011 l’Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna ha avviato una ricerca ad ampio raggio su svariate tipologie di musei e raccolte con oggetti di design presenti nella regione. La ricerca è stata condotta da Claudia Collina, funzionario specialista in Beni culturali, storica e critica d’arte d’età contemporanea, e Laura Carlini Fanfogna, allora responsabile del Servizio Musei e Beni culturali dello stesso Istituto. L’indagine, svolta con un approccio multifattoriale – il rapporto tra arte e tecnica, tra industria e artigianato, fino al disegno industriale dalla rivoluzione industriale sino al presente – ha avuto un triplice scopo: la creazione di una banca dati del design in Emilia-Romagna all’interno del Catalogo del Patrimonio Culturale (PatE-R); la pubblicazione di un libro che desse conto di tale studio, ampliato al contesto e agli aspetti funzionali che avrebbero toccato il design censito; l’avvio di una riflessione sull’argomento. Questa testimonianza ripercorre a grandi linee le fasi del progetto e analizza l’e-book prodotto in occasione della conclusione del lavoro di censimento. Una particolare attenzione merita il fatto che i risultati sono ora a disposizione degli studiosi attraverso il sito dell’IBC, con una interfaccia che consente di collegarsi con le istituzioni coinvolte e con la banca dati realizzata.

Le competenze dell’Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna prevedono, come da Statuto, art. 2 comma 1, che “L’Istituto, ai sensi dell’art. 2 della legge istitutiva, promuove e svolge attività conoscitiva ed operativa, di indagine e di ricerca, per la valorizzazione ed il restauro del patrimonio storico ed artistico, per la tutela, la valorizzazione e la conservazione dei centri storici, nonché per lo svolgimento di ogni funzione relativa ai beni artistici, culturali e naturali, prestando, fra l’altro in tali campi la propria consulenza in via prioritaria alla Regione e agli Enti Locali nonché ad altri soggetti pubblici e privati che operano nello stesso campo di attività”. In questo quadro si è avviato nel 2012 il progetto sul design, durato cinque anni e culminato con la realizzazione della banca dati I luoghi del design in Emilia-Romagna e l’e-book E-R Design: Estetica del quotidiano negli istituti culturali dell’Emilia-Romagna. La parola luogo è una delle più ricche di significati e definizioni e caratterizza la maggior parte delle mie ricerche, banche dati e relative pubblicazioni da esse derivate, sino a dar loro spesso il titolo. Luoghi a cui Ezio Raimondi, il grande italianista che dell’Istituto è stato presidente dal 1992 al 2011, dava molteplici accezioni e valori, intendendo il “senso del luogo” come senso del posto (place), ossia lo spazio che nel tempo gli uomini hanno interpretato e costruito. E da qui, i luoghi d’arte contemporanea, i luoghi del percento[1] e infine i luoghi del design.

Nell’ambito di questo progetto, il design è stato affrontato come bene culturale ed è stato indagato da varie angolazioni scientifiche: storico-artistica, politico-sociale, conservativa – dalla salvaguardia alla tutela legale –, museografica e archivistica. Un censimento è la fotografia dell’esistente su un determinato argomento che dovrebbe servire ad amministratori di enti locali e a responsabili di istituti culturali a stabilire nuove strategie di salvaguardia, valorizzazione e promozione della materia, con l’auspicio che gli istituti culturali facciano seriamente network, per adempiere a nuove strategie sul design, come la rilettura e la fruizione delle collezioni da rinnovate angolazioni.

Il progetto è iniziato con una prima indagine negli istituti culturali della Regione Emilia-Romagna: sono state vagliate 439 realtà museali di cui 50 hanno dimostrato nuclei collezionistici inerenti il design – disegni, progetti, prototipi, oggetti – che per i suoi indefiniti e ambigui confini è stato circoscritto in alcuni insiemi, e sottoinsiemi a seconda del caso, in base ai più recenti studi sull’argomento. Il materiale inerente il design è stato enucleato dal resto delle collezioni, fotografato e schedato nel Catalogo del Patrimonio Culturale dell’Emilia-Romagna (PatER http://ibc.regione.emilia-romagna.it/servizi-online/catalogo-del-patrimonio-culturale) con la scheda nucleo (N) a sua volta agganciata alla scheda principale del luogo contenitore, o museo, di riferimento.

I musei interessati dal censimento sono:
a Piacenza i musei Civici di Palazzo Farnese e la Fondazione Horak; a Parma lo CSAC Centro Studi Archivio della Comunicazione e la Collezione Borsari 1870; a Ozzano Taro Collecchio il Museo Ettore Guatelli; a Neviano degli Arduini il Museo Storico dei Lucchetti e la Collezione d’Arte contemporanea del Museo Sella; a Reggio Emilia la Galleria Parmeggiani; a Guastalla il Piccolo Museo della Moto Bariaschi; a San Martino in Rio il Museo dell’Automobile; a Carpi il Museo della Città; a Campogalliano il Museo della Bilancia; a Modena il Museo del Caffè Cagliari, il Museo dell’Auto storica Stanguellini, la Galleria Civica, il Museo Civico d’Arte, il Museo Enzo Ferrari e il Motor Museum di Umberto Panini; a Sassuolo il Centro di Documentazione dell’Industria italiana delle Piastrelle di Ceramica e la Galleria Marca Corona; a Fiorano Modenese la Collezione di Ceramiche artistiche sassolesi e il Museo della Ceramica; a Maranello il Museo Ferrari; a Porretta Terme il Museo delle Moto e dei Ciclomotori DEMM; a Sant’Agata Bolognese il Museo Lamborghini; a Pieve di Cento MAGI ’900 Museo delle eccellenze artistiche e storiche e la Pinacoteca Civica; a Funo di Argelato il Museo Ferruccio Lamborghini; a Anzola dell’Emilia Gelato Museum Carpigiani; a Bologna il Museo della Comunicazione e del Multimediale G. Pellagalli, il Museo del Patrimonio Industriale, la Collezione storica dei Traporti ATC, le Collezioni Comunali d’Arte e il Museo Davia Bargellini, il Museo Ducati, Genus Bononiae e il MAMbo; a San Lazzaro di Savena la Fondazione Massimo e Sonia Cirulli; a Imola il Museo storico G. Bucci; a Copparo il Centro Studi Dante Bighi; a Lido di Spina Casa Museo Remo Brindisi; a Massa Lombarda il Museo civico Carlo Venturini; a Faenza il MIC Museo Internazionale delle Ceramiche e il Museo Carlo Zauli; a Cotignola il Museo Civico Luigi Varoli; a Russi il Museo dell’Arredo Contemporaneo ora trasferito a Milano; a Ravenna MAR Museo d’Arte della Città; a Longiano il Museo della Ghisa; a Santarcangelo di Romagna il Museo del Bottone; a Rimini il Museo Nazionale del Motociclo.

Il censimento ha messo in evidenza un atlante delle tipologie composto da: arredi urbani, architettura, automobili, bilance, bottoni, design grafico, carrozze, ceramiche, comunicazioni e telecomunicazioni, elettronica di consumo, fotografie, giochi educativi, illuminazione, libri oggetto, macchine utensili e industriali, maquette, mezzi di trasporto, motori, oggetti di arredo, oggetti in metallo, oggetti di uso quotidiano, piastrelle, progetti, prototipi, mobili, tessuti, vasellame, vetri.

La materia è stata suddivisa in tre macro aree: prodotti manifatturieri e arti applicate all’industria, design d’autore e design anonimo, tenendo conto delle insite sfumature semantiche di quest’ultimo, volendo, discriminabile ulteriormente in design anonimo di tradizione, anonimo d’autore e oggetti d’uso quotidiano, come il “design spontaneo”.

Nel corso della ricerca, si sono vagliati anche documenti custoditi negli archivi del territorio, con l’analisi di circa 76 fondi archivistici monografici. Tra gli archivi si ricordano quelli degli Ordini degli Architetti dei capoluoghi dell’Emilia-Romagna, la Sezione Architettura dell’Archivio Storico dell’Università degli Studi di Bologna e l’Archivio dell’Università degli Studi di Parma; le biblioteche che conservano fondi archivistici sulla materia sono la Panizzi di Reggio Emilia, l’Archiginnasio di Bologna e la Poletti di Modena, solo per citarne alcuni. Si è infine ritenuto opportuno ampliare il censimento, analizzando il design dal punto di vista museografico (progetti di allestimento di musei e biblioteche) con una rilevanza di 28 casi di allestimenti museografici tra musei e biblioteche.

Si rimanda per questo all’e-book in formato PDF E-R design: Estetica del quotidiano nei musei dell’Emilia-Romagna, che inaugura la nuova collana editoriale interattiva IBC DIGITAL, leggibile on line e scaricabile al sito http://online.ibc.regione.emilia-romagna.it/I/libri/pdf/ER-Design.pdf, e di cui qui riportiamo una sintesi.

Dopo le presentazioni dell’assessore alla Cultura della Regione Emilia-Romagna Massimo Mezzetti e del presidente IBC Roberto Balzani, la storica del design Raimonda Riccini apre il libro con un viatico, in cui l’esperta di storia del design mette in campo i propri ricordi e la personale esperienza formativa – al DAMS negli anni gloriosi in cui insegnavano Tomás Maldonado e Umberto Eco – per giungere alla conclusione che “il patrimonio di design che emerge da questo lavoro è visto come una ‘opera aperta’. Attraverso le infinite varianti di oggetti, da quelli strettamente funzionali a quelli puramente decorativi, si comprende la natura profondamente sociale – non chiusa, ma dinamica – della loro esistenza. Compresa quella che decidiamo di protrarre consegnandoli alla loro seconda vita nei musei”

Flaviano Celaschi, docente di design all’Università di Bologna, analizza i riflessi culturali, sociologici e politici che il design ha sulla società nel secondo dopoguerra; in particolare in Italia e nella nostra regione “luoghi della cultura materiale di eccellenza”. “Gli oggetti che popolano il nostro quotidiano lo trasformano in straordinario ambiente di relazione tra le persone e tra le persone e le cose.” Con un excursus che prende le mosse dal razionalismo di Loos, Celaschi procede per capisaldi nell’analisi di un ammodernamento della società attraverso il design e i suoi marchi, i brand, che volge verso la “libertà del comfort” determinante, in maniera sempre più evidente, lo status sociale, culturale e politico in base alla merce scelta. Una emancipazione di classe attraverso la modernità degli oggetti che porta a un gusto collettivo e connette il fare della fabbrica e del sistema produttivo con la vita quotidiana e l’uso degli oggetti. E, alla fine, egli s’interroga sulla materialità digitale del terzo millennio.

Simona Riva, responsabile degli archivi CSAC, apre e chiosa citando Arturo Carlo Quintavalle, il deux ex machina del Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma, eccellenza intellettuale della storia dell’arte internazionale con cui, insieme a Gloria Bianchino, l’IBC ha avuto piacere di collaborare in diverse occasioni. Responsabile Archivi della Sezione Progetto dello CSAC, Riva stila la storia e il senso di questo “archivio della comunicazione”, lasciando alla scheda dedicata nel libro la descrizione dei singoli fondi di design. Nello spirito del suo fondatore, i singoli archivi “devono essere studiati nelle relazioni tra gli insiemi e tra i progetti, anche di generi diversi, e nei rapporti tra gli archivi anche di autori, designer, architetti o urbanisti, nonché nelle interazioni tra le diverse forme artistiche che ne rappresentano il substrato culturale di partenza”. Con la priorità della centralità dell’archivio, sia per il museo, sia per la ricerca, sia per la didattica e le attività espositive.

Giovanna Cassese, presidente dell’ISIA di Faenza, fa il punto sulle questioni connesse alla salvaguardia del design, oggetti simbolo dell’età contemporanea da trasmettere al futuro come testimonianza. Analizza le interconnessioni del design con arte, architettura, artigianato e industria affrontando il tema della fragilità dei materiali e le conseguenti priorità da porre in atto per la conservazione, il restauro e la ricerca. Avverte della necessità di nuove teorie e prassi per un restauro sostenibile, di compatibilità ambientale; e con la “chiara esigenza di tramandare al futuro la ‘memoria’ delle cose che segnano e contraddistinguono il vivere quotidiano, la memoria materiale e immateriale, del singolo oggetto e più in generale del progetto etico, estetico e civile, sotteso”. E questa è responsabilità del museo e del suo aggiornamento a indefettibili logiche di rete.

Beatrice Cunegatti, docente ed esperta di proprietà intellettuale, spazia dalla nascita della tutela legale del design nel regime dei “privilegi” alle norme attuali di disciplina del design tra normativa d’industria e concorrente diritto d’autore in Italia, sino ad arrivare al contesto museale in cui la normativa in materia di conservazione, valorizzazione e uso dei beni di design deve essere coordinata con quella di protezione dei diritti esclusivi di proprietà intellettuale (industriale e d’autore). Nell’analizzare le interferenze tra le privative industrialistiche, di diritto di autore sul design e disciplina dei beni culturali, l’autrice afferma che “dalla sintetica disamina del quadro normativo vigente emerge che il design può essere al contempo un ‘bene culturale’ e un bene protetto da privative industriali e autoriali. Inoltre, chiarisce come la normativa s’interseca relativamente alle nuove forme di valorizzazione del patrimonio museale costituito dal design ove nuovi strumenti tecnologici per la fruizione dislocata del bene detenuto nel museo impongono di riflettere sul coordinamento tra norme, evoluzione del design ed evoluzione della tecnologia”.

Silvia Ferrari, dell’IBC, ha svolto un itinerario trasversale, indagando quanto e come sia stato applicato il design strutturale e di allestimento in musei e biblioteche del territorio: ella nota come “nel territorio emiliano si concentrano i casi più recenti di costruzioni ex novo, che evidenziano come il design si sia orientato verso la realizzazione di modelli inediti, scegliendo di non ripetere tipologie o archetipi ricorrenti dal passato, piuttosto rispondendo a un’esigenza sempre più condivisa anche a livello internazionale di dare forma simbolica all’architettura”.

Mirella Maria Plazzi, dell’IBC, ha condotto la sua indagine sulle fonti per il design in Emilia Romagna nel web, esplorazione che ha offerto l’occasione per tracciare direttrici di ricerca, indicare punti di accesso e esemplificare possibili percorsi, di cui ella traccia una prima mappatura totalmente interattiva e di grande ausilio per gli studiosi della materia.
I saggi degli autori sono sostanziati dalla pubblicazione nell’e-book delle schede dei cinquanta istituti del territorio aventi materiali di design redatte per la maggior parte dai responsabili delle collezioni, da una mappa interattiva sulla loro dislocazione nella regione Emilia-Romagna e collegamenti al Catalogo del Patrimonio Culturale della Regione Emilia-Romagna (PatE-R) e ai siti internet di musei e archivi; infine da apparati comprensivi di indici e bibliografia generale.

Uno dei tanti meriti di Renato De Fusco è senz’altro quello di aver delineato con chiarezza il processo unitario del design e averlo scandito in quattro momenti: il progetto, la produzione, la vendita e il consumo. Ora, in seguito alla pubblicazione della presente ricerca e alle recenti riflessioni avviate in materia, diventa inevitabile aggiungere le fasi di salvaguardia, conservazione, tutela, valorizzazione e promozione del design in ambito museale, sia nell’ambito della quotidianità del singolo museo, sia in una più ampia logica di rete, di scambi di esperienze e buone pratiche, che connetta tutti gli istituti che si occupano di design.

Riferimenti bibliografici

Collina, C. (a cura di) (2009). Il percento per l’arte in Emilia Romagna. La legge del 29 luglio 1949 n. 717: applicazioni ed evoluzioni del 2% sul territorio (2009). Bologna: Editrice compositori. Ora disponibile da http://online.ibc.regione.emilia-romagna.it/I/libri/pdf/il_percento_per_arte.pdf.

Collina, C. (a cura di) (2017). E-R Design: Estetica del quotidiano negli istituti culturali dell’Emilia-Romagna (2017). Testi di Raimonda Riccini, Flaviano Celaschi, Claudia Collina, Giovanna Cassese, Beatrice Cunegatti, Silvia Ferrari, Mirella Plazzi. Schede di catalogo di autori vari. Bologna: Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali dell’Emilia-Romagna: Design People (e-book IBC DIGITAL n. 1). Disponibile da http://online.ibc.regione.emilia-romagna.it/I/libri/pdf/ER-Design.pdf.

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  1. Luoghi e architetture sottoposti alla “legge del 29 luglio 1949, n. 717, che, come si ricorda, istituiva il principio che ‘le Amministrazioni dello Stato, anche con ordinamento autonomo, nonché tutti gli enti pubblici che provvedano all’esecuzione di nuove costruzioni di edifici pubblici ed alla ricostruzione di edifici pubblici distrutti per cause di guerra devono destinare al loro abbellimento mediante opere d’arte una quota non inferiore al 2% del loro conto totale’”. E. Raimondi Una legge alla prova, in Collina (2009).
Questo articolo è stato pubblicato in AIS/Design Storia e Ricerche, numero 10 dicembre 2017

Claudia Collina

Claudia Collina è storica e critica d’arte di età contemporanea, funzionario specialista in beni culturali del Servizio Biblioteche, Archivi, Musei e Beni culturali dell’Istituto Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna. Ha curato analoghe ricerche, edite da Compositori, Bologna: I luoghi d’arte contemporanea in Emilia-Romagna: Novecento e dopo (I ed. 2004 e II ed. 2008) e Il percento in Emilia-Romagna. La legge legge n° 717 del 29 luglio 1949 applicazioni ed evoluzioni sul territorio (2009). Collabora continuativamente con la rivista interna IBC e ha al suo attivo numerose pubblicazioni che affrontano dall’età neoclassica al presente.

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