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ICDHS: Storia e memorie

Abbiamo ricevuto da Victor Margolin – autore, fra altri testi, della “World History of Design” (Bloosmbury, 2013) – un breve testo da lui scritto nel 2016 in occasione della decima edizione delle International Conferences of Design History and Studies (ICDHS) tenutasi a Taipei. In questo testo, che pubblichiamo in italiano, Margolin riflette su trent’anni di lavoro condotto personalmente per espandere i confini geografici della storia del design e sul ruolo che in questa direzione hanno avuto – per lui e in generale per la comunità degli storici e teorici del design – le riviste e le stesse ICHDS.

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ICDHS: Storia e memorie
di Victor Margolin

Quando nel 1982 ho concluso il dottorato in Storia del design, l’oggetto di questo campo di studi consisteva primariamente nel design europeo, statunitense e, in qualche misura, giapponese. I limiti della materia erano evidenti nei pochi testi disponibili – come Industrial Design di John Heskett e History of Graphic Design di Philip Meggs – e negli articoli di riviste, nei libri commerciali, nelle mostre.

Dopo avere insegnato per un anno all’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign, nel 1982 mi spostai all’Università dell’Illinois a Chicago (UIC) dove ho insegnato per quasi trent’anni. Qui ho iniziato una ricognizione della storia del design (Design History) che copriva principalmente il design prodotto in Europa e negli Stati Uniti. I testi di riferimento erano il già citato volume di Meggs, i Pionieri dell’architettura moderna (Pioneers of Modern Design) di Nikolaus Pevsner e una selezione di capitoli di libri, articoli in riviste, e saggi.

Durante il periodo alla UIC fui fra gli editor fondatori di Design Issues, inizialmente pubblicata dalla stessa università e successivamente dalla MIT Press. In questa rivista cominciammo a includere articoli su tematiche che uscivano dalla tradizionale orbita geografica della storiografia del design. Per esempio nel 1989 un numero speciale, curato da John Heskett, fu dedicato al design in Asia (vol. 6, n. 1, 1989). Successivamente pubblicammo testi dedicati al design di altre aree del mondo che similmente erano state in precedenza escluse dalla storia del design – una direzione che è stata abbracciata anche da altre riviste accademiche apparse in seguito, come The Journal of Design History e Design and Culture.

Quando la storia del design (Design History) cominciò a delinearsi come ambito di studi specifico, alla fine degli anni settanta, nei paesi anglosassoni si conosceva molto poco dei testi scritti in lingue diverse dall’inglese. Eppure anche in altri paesi, dal Giappone all’America Latina, vari studiosi si occupavano di storia del design – basti ricordare il lavoro dello spagnolo Enric Satué, El Diseño Grafico: Desde Los Origenes Hasta Nuestros Dias, che includeva materiali di grafica di vari paesi latinoamericani, e la storia del graphic design in giapponese di Masaki Tenaka.

L’inglese era del resto anche la lingua usata nelle conferenze della Design History Society e, in seguito, dal Design History Forum. Da questo punto di vista una svolta si ebbe nel 1999, quando venne organizzata a Barcellona una conferenza di storici e teorici del design. Si trattava della prima di una serie di simili iniziative che prese il nome di International Conferences of Design History and Studies (ICDHS; cfr. http://www.ub.edu/gracmon/icdhs/). Questi incontri hanno dato l’opportunità a ricercatori provenienti da molti paesi di presentare il loro lavoro e hanno consentito di espandere la rete di contatti fra studiosi la cui lingua madre non è l’inglese e il cui oggetto di studi trascende la tradizionale concentrazione geografica su Europa e Stati Uniti d’America. Queste conferenze hanno posto le basi per una nuova comprensione globale della storia del design. E sebbene, infine, anche per le ICDHS sia stato scelto l’inglese, esse sono state tenute in molti paesi dove questa non è la prima lingua – Spagna, Cuba, Turchia, Messico, Giappone, Finlandia/Estonia, Belgio, Brasile e Portogallo.

Ciascuna edizione ha avuto un organizzatore responsabile o un team di organizzatori: Anna Calvera e Miguel Maillol per la Spagna; Lucila Fernández per Cuba; Tevfik Balcıoğlu per la Turchia; Héctor Flores Magón per il Messico; Haruhiko Fujita per il Giappone: Pekka Korvenmaa e Krista Kodres per l’appuntamento congiunto di Finlandia/Estonia; Javier Gimeno Martínez e Fredie Floré per il Belgio; Priscila Farias e Anna Calvera per il Brasile; Helena Barbosa per il Portogallo. Questi e altri storici, fra cui il sottoscritto e Jonathan Woodham, sono divenuti parte del comitato organizzatore, destinato ad arricchirsi del contributo di quanti si occuperanno dei futuri appuntamenti, a partire da quello a Taipei, Taiwan (2016). Il comitato ha tuttavia deciso di non costituirsi in un’organizzazione ufficiale, che comporterebbe solo un aggravio burocratico. Si è scelto di lasciare che ICDHS cresca organicamente in relazione al lavoro di coloro che organizzeranno le prossime conferenze.

Gli atti di quasi tutte le conferenze sono stati pubblicati, a stampa o in formato digitale, dando vita a una raccolta di grande valore di studi storici e teorici sul design provenienti da tutto il mondo.

Solo nel 2013, con la pubblicazione della mia World History of Design e del volume curato da Pat Kirkham e Susan Soros, History of Design: Decorative Arts and Material Culture, 1400-2000, è stata offerta una cornice globale per la narrazione della storia del design.

Durante gli anni, gli studiosi che ho incontrato alle conferenze ICDHS mi hanno aiutato molto a mettermi in contatto con la letteratura, i paper scientifici e altre informazioni riguardanti una più ampia storia mondiale del design. ICDHS è divenuto per me il luogo ideale per discutere questioni relative alla interpretazione della storia globale del design e per mettere insieme i pezzi mancanti. Questo tipo di confronto sarà certamente centrale anche all’evento di Taipei (per il quale questo pezzo è stato scritto).

A parte i numerosi studiosi che ho incontrato e gli interessanti contributi che ho potuto ascoltare in occasione di queste conferenze, ho anche potuto fare straordinarie esperienze sia negli eventi sociali sia attraverso le visite organizzate nelle varie località che hanno ospitato l’evento. Ricordo, fra altre, una piacevolissima cena a Istanbul e un meraviglioso viaggio in barca da Helsinki a Tallin.

Quel che è più importante ICDHS ha contribuito a rendere la storia del design (Design History) un fenomeno di portata mondiale. Fra le altre cose ha permesso di accrescere il numero di articoli internazionali nelle riviste, di convegni dedicati alle storie locali e nazionali del design in varie parti del mondo, la conoscenza di pubblicazioni sul design in lingue diverse dall’inglese. Inoltre, alcune istituzioni come il Royal College of Art a Londra, che hanno sempre attirato studenti da tutto il mondo, hanno introdotto insegnamenti e programmi dedicati alla Design History in chiave internazionale. Sono inoltre nate nuove associazioni nazionali dedicate alla storia del design, in Italia, in Germania, in Turchia.

Guardando nel complesso tutte queste attività si può dire con sicurezza che la storia del design (Design History) è ormai un tema di studio a livello internazionale. ICDHS ha svolto un ruolo cruciale nell’espansione del campo di ricerca, e certamente continuerà a farlo in futuro.

Traduzione in italiano di Maddalena Dalla Mura

Questo articolo è stato pubblicato in On design

Victor Margolin

Victor Margolin è professore emerito di storia del design presso la University of Illinois di Chicago. Fondatore e membro del comitato di direzione di Design Issue. Ha scritto e pubblicato su diversi temi del design e tenuto conferenze e lezioni in tutto il mondo. Tra i volumi scritti, curati (autonomamente o in collaborazione) The Struggle for Utopia: Rodchenko, Lissitzky, Moholy-Nagy, 1917-1936 (1998), Design Discourse (1989), Discovering Design (1995) e The Idea of Design (1996). I più recenti sono The Politics of the Artificial: Essays on Design and Design Studies (2002) e Culture is Everywhere: The Museum of Corn-temporary Art (2002). È attualmente al lavoro su una storia mondiale del design.

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