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Giorgio Casali: la leggerezza delle sue fotografie ‘sculture’, tra architettura e design

Giorgio Casali. Fotografo / Domus 1951 – 1983. Architetture, design e arte in Italia è il titolo della mostra (in itinere tra Verona – Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri, Venezia – Università Iuav – Archivio Progetti, Londra – Estorick Collection of Italian Modern Art), e del suo catalogo che raccontano l’opera del fotografo milanese Giorgio Casali che per circa quarant’anni ha interpretato il design e l’architettura italiana.

Personalità schiva e forse per questo ancora non annoverato tra i maestri della fotografia italiana, alla stregua di Aldo Ballo, Ugo Mulas o Gabriele Basilico. Eppure dal secondo dopo guerra fino agli anni ottanta, Casali ha collaborato con i più importanti architetti, designer, aziende e riviste dedicate alla cultura del progetto: Gio Ponti, Giancarlo De Carlo, Ignazio Gardella, Angelo Mangiarotti, Marco Zanuso, Franco Albini, i Castiglioni, Vico Magistretti, Cassina, Gavina, Kartell, Knoll, Flos… solo per citarne alcuni.

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Autoritratto di Giorgio Casali, [.s.d.] © Università Iuav di Venezia – Archivio Progetti, Fondo Giorgio Casali.

Fonte imprescindibile di ricerca, nonché vero protagonista che sottende a questo progetto curatoriale ed editoriale congiunto, è l’archivio fotografico di Casali, salvato dall’oblio e dall’incuria nel 1998, dall’Università Iuav di Venezia, dove è oggi depositato presso l’Archivio Progetti.

L’archivio si svela, dopo più di dieci anni di riordino e fine schedatura, restituendo alla comunità scientifica, un corpus documentale – composto da lastre su vetro, pellicole, negativi, stampe, diapositive, riviste, corrispondenza, raccolti in oltre 5.000 unità archivistiche – fondamentale per lo studio della cultura visiva contemporanea, la storia del design, dell’architettura e dell’arte contemporanea.
Sistematizzare l’archivio significa ricomporre l’ordine invisibile della storia che correla i singoli servizi fotografici con l’evolversi dell’iconicità degli oggetti che segneranno l’affermarsi del Made in Italy. Inoltre, la funzione dell’archivio, in particolar modo, come questo di Giorgio Casali, apre – per dirla con la le parole di Rosalind Krauss – la possibilità di aprire “spazi discorsivi sulla fotografia” del design, molto più ampi; non a caso, questa mostra e catalogo segnano ed incoraggiano l’inizio di una nuova stagione di studi, che stimolano, in particolar modo, l’esplorazione di quegli scatti ancora inediti, non pubblicati.

Curata da Angelo Maggi e Italo Zannier, la mostra si articola attorno a tre nuclei: uno dedicato alle immagini apparse su Domus (e a molte delle sue copertine storiche), uno all’Architettura e una terza al Design. Nel dispiegarsi del percorso espositivo, della prima sezione, i curatori fanno comprendere quanto l’originalità delle immagini di Giorgio Casali, siano il risultato dell’incontro tra due visioni, da un lato quella del fotografo, dall’altra quella di Gio Ponti, architetto-designer e direttore di Domus. La sezione dedicata alle copertine – in mostra, quanto nel catalogo –, illustra come la fotografia (in)forma la costruzione grafica della copertina, spesso data dalla sottile tensione che intercorre tra la stampa in negativo, la selezione dell’inquadratura, il viraggio dei colori, con la stampa originale.

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Copertina Domus n. 418, settembre 1964, struttura portante in acciaio cromato della poltrona Fourline di Marco Zanuso © Università Iuav di Venezia – Archivio Progetti, Fondo Giorgio Casali.

Questa lettura critica mette così in luce la cifra della fotografia di Casali, che ha sicuramente saputo far propria la lezione di Gio Ponti e fonderla con le proprie sperimentazioni artistiche. Così, superata la soglia dello sguardo, Casali configura la forma e la tridimensionalità dell’oggetto, sia esso un’architettura o un artefatto, in una sapiente progettazione del rapporto tra luci e ombre, controllando magistralemente le diverse composizioni dei piani prospettici.

Scrive Angelo Maggi, “la fotografia è una forma espressiva profondamente progettuale che consente sintesi molto forti e significative”, come si può vedere nelle fotografie del Centro Fly a Milano, con fondali op-art o negli scatti dell’oliera Olpe e dei vasi di Angelo Mangiarotti, che in questo caso sembrano delle fotografie “sculture”, come le ha definite in una lettera l’architetto-designer Egon Rainer. Al tempo stesso, scatto dopo scatto, Casali possiede quella virtù visiva di saper sintettizzare spazio, forme e attimo in divenire, facendoli diventare espressione della nostra stessa cultura contemporanea.

4. Vaso a forma libera in plexiglass, designer Angelo Mangiarotti, anni sessanta © Università Iuav di Venezia – Archivio Progetti, Fondo Giorgio Casali.

Vaso a forma libera in plexiglass, designer Angelo Mangiarotti, anni sessanta © Università Iuav di Venezia – Archivio Progetti, Fondo Giorgio Casali.

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Oliera Olpe, design Angelo Mangiarotti, 1990 © Università Iuav di Venezia – Archivio Progetti, Fondo Giorgio Casali.

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Poltrona monoscocca in polistirolo espanso per Cassina, designer Angelo Mangiarotti © Università Iuav di Venezia – Archivio Progetti, Fondo Giorgio Casali.

Dati

Mostra, Giorgio Casali. Photographer / Domus 1951-1983. Architecture,  design and art in Italy

16 febbraio – 5 maggio 2013, Centro Internazionale Scavi Scaligeri, Corte del Tribunale, Verona.

22 maggio – 8 settembre 2013, Estorick Collection of modern Italian art, Londra.

27 maggio – 14 giugno 2013, Archivio Progetti, Università Iuav di Venezia.

Maggi, A. e Zannier, I. (2013). Giorgio Casali. Photographer / Domus 1951-1983. Architecture,  design and art in Italy. Catalogo della mostra, Milano: Silvana Editoriale.

Archivio Giorgio Casali, presso l’Archivio Progetti dell’Università Iuav: http://www.iuav.it/Ricerca1/centri-e-l/ArchivioPr/pagine-arc/Casali/index.htm

Questo articolo è stato pubblicato in AIS/Design Storia e Ricerche, numero 2 ottobre 2013

Teresita Scalco

PhD in Design presso l’Università Iuav di Venezia, con una tesi dal titolo Integrating design and museum studies. Learning from Istanbul, relatori Raimonda Riccini e Maddalena Dalla Mura. È stata visiting researcher presso l’istituzione culturale SALT di Istanbul e la Bilgi Istanbul University. Ha partecipato a diversi convegni a livello nazionale ed internazionale su temi intersezione tra arte, design e architettura, nell’ambito dei musei e degli archivi. Membro dell’AAA-Italia e ICOM, dal 2002 lavora presso l’Archivio Progetti dell’Università Iuav. È stata co-curatrice del convegno internazionale Istanbul City Portrait (2012) e dell’omonima guida, edita da Compositori Editore (2014) del ciclo di conferenze dedicato a Ritratti di Città, promosso dalla Scuola di Dottorato dell’Università Iuav di Venezia. Attualmente è co-autrice del documentario Tobia Scarpa. L’anima segreta delle cose, prodotto da Studio Liz.

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