EditorialeID: 0901

Enzo Frateili, un protagonista della cultura progettuale italiana

Questo numero di AIS/Design. Storia e Ricerche è per certi versi anomalo. Il tema che proponiamo costituisce una sorta di prima sperimentazione per la nostra rivista. L’elemento di novità è quello di aver costruito un intero numero attorno a un solo personaggio, fatto non consueto – questo – neppure per altre pubblicazioni scientifiche periodiche[1]. Il ritratto individuale s’adatta meglio alla dimensione del volume, della biografia o della monografia. In genere questo avviene però quando sul protagonista s’è accumulato un buon numero di studi e riflessioni o, più semplicemente, quando si tratti di un personaggio riconosciuto e quindi “spendibile” sul piano editoriale[2].

Enzo Frateili (Roma 1914-Milano 1993) è invece figura poco nota se non sconosciuta oggi ai più, ma a mio parere ha rappresentato nella seconda metà del Novecento una delle voci più interessanti e vitali della cultura del design e dell’architettura. In particolare, per rimanere nel nostro campo, Enzo Frateili ha dedicato molte delle sue energie intellettuali alla storia del design (italiano)[3] e alle ragioni e ai metodi della storia[4]. Lo ha fatto in modi che ci sono sembrati meritevoli di essere ripresi e indagati, soprattutto per la qualità critica della sua produzione storiografica, mai limitata alla pura ricognizione di fatti, ma alimentata sempre da domande e interpretazioni che ne fanno un vero e proprio “storico delle idee” sul design. Lo aveva già sostenuto, nella Presentazione al volume Continuità e trasformazione. Una storia del design italiano, 1928-1988 (Frateili 1989), Augusto Morello – un altro intellettuale del design italiano del secondo Novecento che meriterebbe una collocazione storica e una riflessione critica adeguate. Morello parlava del libro di Frateili come di un “libro di idee”, aggiungendo: “più che di storia delle idee di idee della Storia” (p. 8).

Ci è parso dunque di fare un buon servizio alla storia del design dedicando questo numero a un soggetto storiografico aperto, nella speranza che sia l’avvio di attività di ricerca future. Ci sentiamo così di rispondere anche agli obiettivi che avevamo indicato nell’editoriale in apertura del primo numero di AIS/Design. Storia e Ricerche sotto il titolo di Costellazioni: “la rivista intende essere la voce della ricerca storica sul design secondo i parametri della tradizione scientifica, dunque non una semplice registrazione di eventi o fatti della storia, né una passerella puramente celebrativa, ma una puntuale e verificabile ricostruzione critica, basata sulle fonti e dotata di caratteri di originalità. Per questo ospiterà volentieri testi che rileggano in modo nuovo personaggi ed eventi troppo iconizzati, che propongano finalmente temi poco o per nulla esplorati, che provengano da ricerche sviluppate in altre parti del mondo (anche per andare oltre, arricchendolo, al filone anglofono della storia del design che è stato fino a pochi anni fa assolutamente dominante)”.

Naturalmente siamo solo agli inizi, a un primissimo scandaglio della figura di Frateili[5]. Ma anche così possiamo essere certi di trovarci di fronte a un intellettuale di rilievo, come ha ben illustrato Aldo Norsa nel suo saggio di apertura del volume del 2016, che è anche un “testo-manifesto” dal quale prendere le mosse per seguire tutti i fili possibili dell’opera di Frateili. Norsa sottolinea come gli scritti commemorativi raccolti hanno lo scopo di “mettere in luce una figura di intellettuale di quelle che si vanno perdendo: umanista, teorico, divulgatore della tecnologia”. (2016, p. 3) Un uomo dagli interessi culturali vasti, di cui voglio riprendere qui per sommi capi i capitoli più importanti, attorno ai quali abbiamo costruito questo numero di AIS/Design. Storia e Ricerche.

1. Enzo Frateili artista

Il numero si apre con una serie di saggi su un aspetto della personalità di Frateili particolarmente interessante, e forse inaspettata, situato in un breve periodo della sua vita (dagli anni dell’infanzia al tempo dell’università), ma intenso e forse paradigmatico: la sua attività di pittore e disegnatore. Un aspetto, questo, che lo accomuna a altri protagonisti del design italiano e della sua cultura, da Gillo Dorfles a Tomás Maldonado.

Il testo di Gianni Contessi colloca l’apprendistato artistico e culturale di Frateili in una cornice ampia, nella quale l’autore fa risaltare i molteplici riferimenti letterari, artistici e architettonici dell’ambiente romano in cui Frateili si formò, per proiettarlo poi in una dimensione nazionale, a nutrirsi delle suggestioni triestine, come dei rigori metodologici ulmiani o del pragmatismo progettuale milanese. Un pragmatismo che troverà nell’ambiente torinese un ulteriore passaggio, nel quale si acuisce l’interesse per la tecnologia e le sue possibili applicazioni future che sarà una caratteristica anche dei suoi lavori di analisi sul design contemporaneo. Giulia Perreca ricostruisce la “breve ma intensa attività pittorica” condotta da Frateili in maniera molto discreta e defilata, fino agli anni dell’università. Questa pratica artistica, favorita da una spiccata e precoce abilità nel tratto e nell’osservazione, ben espressa soprattutto nella ritrattistica, si inserisce in un ambiente famigliare e “nel contesto di una Roma nella quale di concentravano stimoli creativi dissonanti, provenienti tanto dalla storia artistica locale, quanto dalle ricerche a carattere più sperimentale che si svolgevano in quegli anni nel resto d’Europa”[6]. A corollario di questi due testi, già editi nel volume del 2016, il saggio di Isabella Patti prova a ricomprendere le attività di Frateli, a partire da quelle artistiche fino a quelle di progetto e teoriche, attraverso la chiave di lettura della “creatività” e di come questa trasmuti con l’applicazione ai diversi ambiti dell’arte, dell’architettura e del progetto in generale.

2. Enzo Frateili storico e teorico del design

L’interesse di Enzo Frateili per la storia del design inizia con la sua collaborazione alla rivista Stile Industria (1955) e prosegue con numerosi articoli e interventi su altre riviste, intrecciandosi con il dibattito che dagli anni cinquanta aveva coinvolto gli intellettuali e i progettisti attorno al nuovo protagonista sulla scena del progetto. Lo sguardo di Frateili sul design e la sua storia è stato originale, in virtù del suo interesse per gli aspetti tecnologici dell’architettura e per gli elementi di “raccordo” fra i due mondi. Attento agli sviluppi culturali che stavano trasformando il design da elemento produttivo e merceologico a punto centrale della cultura e dell’estetica contemporanea, comincia a sviluppare un’importante riflessione sul linguaggio, sui materiali, sulle nuove tecnologie, in particolare sul design italiano. Ne è testimonianza la gamma dei riferimenti culturali che attestano il suo interesse per la semiotica e l’estetica. Un intreccio in quei decenni tutt’altro che raro, sia dal punto di vista dello scambio culturale, sia da quello più operativo. Per esempio, nel 1969 Filiberto Menna, critico dell’arte con un forte interesse per i temi del disegno industriale (Menna 1962), dirige la collana Design pubblicata dalla casa editrice romana Editalia. I primi due volumi della collana sono quello di Enzo Frateili, Design e civiltà delle macchine (1969), e di Gillo Dorfles (1971) su Marco Zanuso. Sono gli stessi nomi (Frateili, Dorfles, ma anche Menna e Giulio Carlo Argan) che Victor Margolin (1999, pp. 265-288) annovera fra i “teorici e critici italiani” nella sua mappatura della letteratura critica sul design nel dopoguerra. Né secondaria è l’attenzione di Frateili per gli aspetti della comunicazione (riviste, editoria del design sono al centro delle sue ricostruzioni storiche, come fulcro essenziale di informazione, di scambio e di formazione culturale). Questa attenzione non è circoscritta alle pagine dei suoi libri, ma è coltivata in un’attività di pubblicista che lo vede attivo protagonista del dibattito su architettura, industrializzazione, design sulle principali riviste (Casabella, Domus, Zodiac, Stile Industria, Ottagono, Habitat Ufficio, Area e altre ancora). (Crachi, 2001 e qui)
Tutto questo articolato e complesso sistema di riferimenti culturali, ai quali si aggiunge uno spiccato interesse per la tecnologia, compongono il palinsesto assai complesso dei suoi due volumi sulla storia del design italiano (1983 e 1989).

3. Frateili e la didattica del design

Frateili si distingue anche come didatta e partecipe alla costruzione dei programmi formativi agli Isia e all’università. (Pansera, 2015 e qui) Ho perciò sempre pensato che la storia per Frateili non fosse altro che una strada per contribuire alla fondazione della disciplina e alla sua trasmissibilità. La storia (in particolare in Italia) è stata certamente uno dei modi per dare fondamento a una disciplina. Nel caso del design poi la storia è una vera e propria impresa identitaria, e non da ultimo è anche una chiave per insegnarla. Lo dice Frateili stesso nell’incipit del suo contributo a un convegno di studi storici sul design (1991): “L’area disciplinare del disegno industriale ha una formazione giovane, ancora in continuo divenire, e di conseguenza la sua storia concorre, in una certa misura, a definirla […] Se la storia come categoria generale concorre a definire il design, a sua volta la concezione che del design stesso ha il singolo studioso genera una particolare storia; questo è l’intimo legame reciproco e di circolarità fra i due termini”.[7]

Oltre che come studioso, Enzo Frateili ha rivestito un ruolo importante nei percorsi di formazione per i designer a livello universitario a partire dai primi anni sessanta, in particolare perché nella sua attività di docente concilia approccio storico e pratica progettuale. Libero docente al Politecnico di Milano, dove si occupa di Tecnologia dell’architettura, fra la fine degli anni cinquanta e i primi anni sessanta, è invitato nel 1963 a tenere un seminario dalla Hochschule für Gestaltung di Ulm; fra il 1963 e il 1965 insegna Storia dell’industrializzazione al Csdi-Corso superiore di Disegno industriale di Venezia, prima esperienza pubblica dedicata al disegno industriale, luogo nel quale si sono intrecciate vicende ed esperienze di grande importanza.[8] Negli stessi anni, Frateili è docente di Impianti tecnici nell’edilizia presso l’Istituto di architettura e urbanistica della Facoltà di ingegneria di Trieste e collabora con l’Isia di Roma. Dal 1982 al 1988 invece insegna Progettazione artistica per l’industria al Politecnico di Torino, prendendo il posto di Achille Castiglioni, e poi alla Facoltà di architettura del Politecnico di Milano. Il suo volume del 1983, Il disegno industriale italiano: 1928-1981. Quasi una storia ideologica – fra i primi volumi di storia del design in Italia – è stato costruito proprio a partire dalle lezioni tenute a Torino.

Sul tema della formazione insiste il saggio di Anty Pansera, che ricostruisce in dettaglio le tappe della partecipazione di Frateili alla costruzione dei piani formativi degli Isia (in particolare quelli di Roma e di Firenze), ma anche alla didattica attiva, negli Isia stessi e all’università. Un aspetto precipuo della didattica di Frateili è stata la sua progressiva attenzione e focalizzazione sugli aspetti della storia del disegno industriale.[9] Il suo interesse per la storia emerge molto bene da numerosi suoi scritti, apparsi su riviste, di cui Piercarlo Crachi rende conto ampiamente, non limitandosi ai contributi sulla storia, ma mettendo in evidenza sempre la connessione fra storia e filosofia del design, così come fra storia e sviluppo delle tecnologie. Una commistione che avrebbe caratterizzato anche i suoi libri specificamente dedicati alla storia.
Per esempio mi ha sempre colpito l’uso non documentario dell’apparato iconografico, usato sotto forma di gruppi tematici autonomi, trattati soltanto a grandi linee dal punto di vista cronologico e contrassegnati quasi sempre da titoli non didascalici ma interpretativi, problematici (“La ricerca sui nuovi materiali, sul funzionamento innovativo e sulla forma organica per gli anni dal 1945 al 1953”; “Condizione di esistenza della espressione funzionale”; “L’automobile in una rassegna d’arte”; “Funzionalità ineccepibile del design anonimo”, e via dicendo). E, anche in questo caso Frateili parla di “cultura delle idee tradotta in immagini, incentivata da una piattaforma di concezioni (teoriche, critiche, dottrinarie, informative, metodologiche, didattiche) finalizzata alla prassi operativa”. (Frateili, 1989, p. 9)

Questa attenzione all’immagine nella costruzione del discorso era tipica di una tradizione modernista di cui per esempio Siegfried Giedion e Lewis Mumford furono interpreti particolarmente significativi. Nei loro libri essi usavano le immagini per giustapposizioni associative che, oltre a fungere da innesco di idee e suggestioni interpretative, si rivelano produttive di molti indizi storiografici. (Von Moos, 1995) Anche per Frateili l’uso delle immagini non sembra mai essere, per così dire, casuale o improvvisata, ma fa parte del bagaglio interpretativo dell’autore. Da questo punto di vista credo sia anche un contributo importante alla migliore comprensione del design stesso, anche in funzione didattica. Nel testo su Architettura e comfort (1991, p. 10), lo dichiara esplicitamente:

Nel commento illustrativo alla storia, il lettore noterà un trapasso dalla presentazione prevalente dell’apparecchio isolato, fino a quello del suo incorporo nel contesto architettonico. Dapprima infatti nella condizione di “oggetti tecnici” singoli (anche se connessi alla rete) questi suscitano interesse sul piano di un design ante litteram dell’età della meccanizzazione […] nel caso degli impianti integrati nell’architettura, le illustrazioni si soffermano sui primi esempi, anche timidi, di questa integrazione perseguita […] fino alla contemporaneità con l’uso prepotente di nuovo di una estetica meccanicistica, tributo enfatizzante la tecnologia.

Di questa parte dell’attività di Frateili si occupa Giampiero Bosoni. Rievocando i percorsi che portarono Frateili alla scelta delle immagini per il volume Continuità e trasformazione. Una storia del disegno industriale italiano 1928/1988, Bosoni fa emergere il ruolo e il valore delle immagini nella composizione e comprensione di un racconto storico.

4. Frateili e la tecnologia dell’architettura

Frateili studioso e critico della cultura tecnologica della progettazione si colloca a pieno titolo fra quel gruppo di interpreti delle tematiche dell’industrializzazione rappresentato in Italia da personaggi come Giuseppe Ciribini, Giovanni Klaus Koenig o Pietro Natale Maggi. Interessato ai temi della standardizzazione e dell’unificazione, attento alle questioni dell’impiantistica, del suo rapporto con l’edificio (ma ancora di più con gli aspetti del comfort e dell’ambiente interno abitato dall’uomo), Frateili ha lasciato un nutrito numero di testi attorno alla questione dell’impiantistica come componente funzionale del progetto e come elemento di possibile espressività dell’architettura. Tuttavia, come suggerisce Aldo Norsa, quello nei confronti degli aspetti tecnici del progetto e della sua organizzazione anche professionale non ebbero solo un posto nella riflessione. Infatti, non “va taciuto l’impegno di Frateili nelle istituzioni di ricerca quali AIRE (Associazione Italiana per la promozione degli studi e delle Ricerche per l’Edilizia), CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), UNI (Ente Italiano di Unificazione). Ma anche la breve presidenza, dal 1974 al 1976, dell’ADI (Associazione per il Disegno Industriale), un ruolo che proprio non gli si confaceva perché era schivo e non sapeva cosa farsene del ‘potere’ di qualunque tipo ma che esercitò con la solerzia che riservava a tutte le occasioni formative e divulgative”. (2016, p. 6).

Nei suoi scritti dei primi anni novanta, Frateili intuisce e sviluppa anche una riflessione sull’automazione e sulla cosiddetta casa intelligente, allora agli albori, mostrando di conservare quella ricettività degli aspetti più innovativi del mondo contemporaneo che hanno contraddistinto tutta la sua attività. Che gli aspetti tecnici del progetto siano stati una delle cifre peculiari della cultura di Enzo Frateili è attestato in molteplici momenti della sua attività, anche molto pratica, per esempio attorno ai temi dell’unificazione edilizia, forse stimolato anche dal suo intenso interesse intellettuale per ciò che negli anni cinquanta e sessanta stava avvenendo alla Scuola di Ulm, ma anche probabilmente per un attaccamento all’idea di una progettazione architettonica integrata e non affidata alla sola suggestione della “composizione”. Di questo dà conto nel suo testo Andrea Campioli, che riconduce l’apporto di Frateili alla questione dell’industrializzazione dell’edilizia, grazie alla sua “capacità di inquadrare il tema nella cornice di una cultura progettuale e di una sensibilità politica che, nell’Italia degli anni cinquanta e sessanta, si confrontavano con le istanze e le trasformazioni connesse all’avvento dell’industria e con i bisogni di una società impegnata nella ricostruzione postbellica”, esaminando quindi il contesto nel quale si forma e si sviluppa questo contributo. Con il suo testo Eleonora Trivellin mette in rapporto Enzo Frateili con Pierluigi Spadolini (1922-2000), l’architetto e designer che ha dato un contributo fondamentale nel campo della produzione edilizia industrializzata e della progettazione modulare, vedendone analogie in alcuni tratti, come l’insegnamento del design in rapporto con le altre discipline e, in particolare con la storia, o il nesso tra progetto, produzione, didattica, o ancora il valore del componente e il senso del circuito-sistema.
Una luce nuova viene gettata da Lucia Frescaroli in merito al tema dell’integrazione impiantistica nell’architettura, con una recensione al volume Architettura e Comfort, scritto con Andrea Cocito (1991), che mira a chiarire il contesto progettuale e culturale entro cui è stato redatto il testo, mettendolo in relazione all’ampia produzione critico-scientifica prodotta da Enzo Frateili.

Chiara Fauda Pichet propone infine la rilettura di tre saggi di Frateili pubblicati in tre diversi decenni, riportandoli così alla luce e rendendoli disponibili al pubblico. Vengono messi a fuoco tre dei principali caratteri dell’attività intellettuale e critica di Frateili: l’analisi interpretativa e critica sul design (I fratelli Castiglioni, ovvero il design anticonformista); la sua costante attenzione sul rapporto fra arte e design (A Kassel l’utopia ha quattro ruote, ma non è un’automobile), il suo profondo interesse per la storia (Ridisegnare il filo della storia).

Un primo assaggio, questo, di un’opera di scavo e riconsiderazione che deve essere fatto, oltre che sui testi pubblicati, soprattutto a partire dai documenti presenti nell’archivio del nostro Autore.
Un’attenzione particolare merita perciò il contributo di Renzo Iacobucci che illustra con ricchezza di particolari la consistenza e la qualità del fondo archivistico di Enzo Frateili alla Biblioteca dell’Accademia di Architettura di Mendrisio. Il Fondo (1960-1991) consta di 27 rotoli di elaborati grafici, 27 faldoni di documentazione testuale e fotografica (210 fascicoli), 7 faldoni di diapositive. Costituito da una porzione superstite dell’archivio professionale, documentata l’attività progettuale, didattica e preparatoria alla pubblicazione delle numerose opere a stampa dell’architetto, in gran parte dedicate al disegno industriale e all’industrializzazione edilizia. Accanto a questo, è stata donata anche la biblioteca.

Una rapida scorsa della documentazione ripresa e descritta nel testo di Iacobucci non fa che rafforzare l’idea di Frateili come l’intellettuale poliedrico che questo numero di AIS/Design. Storia e Ricerche ha voluto restituire.


 

Riferimenti bibliografici

Crachi P. (2001). Enzo Frateili. Architettura design tecnologia. Milano: Skira.

Dorfles G. (1971). Marco Zanuso designer. Roma: Editalia.

Frateili E. (1969). Design e civiltà della macchina. Roma: Editalia.

Frateili E. (1983). Il disegno industriale italiano (1928-1982). Quasi una storia ideologica. Torino: Celid.

Frateili E. (1989). Continuità e trasformazione. Una storia del disegno industriale italiano 1928-1988. Milano: Alberto Greco Editore.

Frateili E. (1995). Storia, progetto, questioni di metodo. In V. Pasca, F. Trabucco, a cura di, Design: storia e storiografia, atti del Primo convegno internazionale di studi storici sul design, pp. 177-112, Bologna: Esculapio.

Frateili E., Cocito A. (1991). Architettura e Comfort. Il linguaggio architettonico degli impianti. Milano: Clup Città Studi.

Galluzzo M. (2016). Intorno a Diego Birelli. Il lavoro del graphic designer attraverso le dinamiche professionali tra gli anni sessanta e ottanta in Italia, AIS/Design. Storia e ricerche, 7, maggio, http://www.aisdesign.org/aisd/tag/corso-superiore-di-disegno-industriale.

Norsa A. (2016). Enzo Frateili 1914-2014. Una biografia intellettuale. In Enzo Frateili, un protagonista della cultura del design e dell’architettura, a cura di A. Norsa e R. Riccini, pp. 3-15, Torino: Accademia University Press.

Norsa A., R. Riccini a cura di (2016). Enzo Frateili, un protagonista della cultura del design e dell’architettura. Torino: Accademia University Press.

Margolin V. (1999). Postwar design literature: a preliminary mapping, in Id., a cura di, Design discourse: history, theory, criticism, pp. 265-288. Chicago: The University of Chicago Press.

Menna F. (1962). Industrial design, Quaderni d’Arte Oggi, 1.

Morello A. (1989). Presentazione. In E. Frateili, Continuità e trasformazione. Una storia del design italiano, 1928-1988, pp. 7-10. Milano: Alberto Greco Editore.

Pansera A. (2015). La formazione del designer in Italia. Una storia lunga più di un secolo. Venezia: Marsilio.

Perugia M. a cura di (1995). Dieci lezioni di disegno industriale. Breve storia. Milano: Franco Angeli.

Von Moos, S. (1995). Le macchine impaginate: a proposito di Mumford e Giedion, in Design: storia e storiografia, Atti del I Convegno internazionale di studi storici sul design, Politecnico di Milano 1991, pp. 121-143. Bologna: Società Editrice Esculapio.


Note    (↵ returns to text)

  1. Oltre ad abbandonare per una volta l’impostazione tematica a favore dell’approfondimento di una singola figura, questo numero di AIS/Design. Storia e Ricerche adotta anche un diverso modello redazionale e, infine, ammette anche testi già editi. La ragione di questa scelta è che a tutt’oggi non esiste ancora una letteratura scientifica su Frateili, né studiosi che ne stiano approfondendo le figura, salvo quelli che hanno contribuito al volume a cura di Aldo Norsa e Raimonda Riccini (2016). Il libro è il risultato degli atti del convegno omonimo, “Enzo Frateili. Un protagonista del design e dell’architettura”, tenuto al Politecnico di Milano il 9 ottobre 2014. Su sollecitazione di Aldo Norsa, che con Frateili aveva intrattenuto rapporti famigliari e di amicizia, si era dato vita a un’iniziativa che avrebbe dovuto portare all’attenzione della comunità scientifica e degli studenti la figura di Frateili. L’operazione sta forse dando i suoi primi frutti: ai saggi già editi di Bosoni, Contessi, Crachi, Pansera, Perreca e Iacobucci (tutti in Norsa, Riccini 2016), abbiamo potuto affiancare una serie di contributi originali: Fauda Piquet, Frescaroli, Patti, Trivellin, oltre a riproporre tre saggi di Frateili usciti a suo tempo su riviste e poco circolanti.
  2. Questo ben noto fenomeno, amplificato dalla crisi del libro e dell’editoria tradizionale nel suo complesso, è di fatto un elemento distorsivo, almeno per quanto riguarda la storia. In un contesto di questo tipo c’è sempre meno spazio per una saggistica di ricerca che, anche quando c’è, finisce per rimanere confinata nei circuiti accademici.
  3. Ricordo soprattutto il volume Il disegno industriale italiano (1928-1982). Quasi una storia ideologica, Celid, Torino 1983, ripreso di lì a poco in un’edizione aggiornata dal titolo Continuità e trasformazione. Una storia del disegno industriale italiano 1928-1988, Alberto Greco Editore, Milano 1989.
  4. Su questo rimando al suo scritto Storia, progetto, questioni di metodo, contenuto nel volume degli atti del Primo convegno internazionale di studi storici sul design, a cura di V. Pasca e F. Trabucco (1995).
  5. Dopo un primo libro che raccoglieva le sue lezioni al Politecnico di Milano (Perugia, 1995), nel quale si tracciavano le primissime “Note biografiche”, il volume di Crachi (2001), con una prima raccolta selezionata degli scritti, il convegno del 2015 e gli atti conseguenti (Norsa, Riccini 2016) sono, a mia conoscenza, gli unici momenti di studio sul personaggio.
  6. Da questo punto di vista mi sembra essere illuminante la figura del padre, Arnaldo Frateili (1888-1965), giornalista e letterato di una certa importanza in ambito romano, che ebbe di sicuro un’influenza sul figlio, fino a coinvolgerlo direttamente nel suo lavoro letterario. Il suo libro di corrispondenze e impressioni di viaggio, Paradiso a buon mercato (Lanciano 1932), era corredato dai disegni di Enzo. Cfr. la voce “Frateili Arnaldo” nel Dizionario biografico degli italiani Treccani, vol. 50, 1998, ora in http://www.treccani.it/enciclopedia/arnaldo-frateili_(Dizionario-Biografico)/.
  7. E. Frateili (1991, p. 107). Il testo è stato rieditato anche in Crachi (2001, pp. 145-148).
  8. Su questo tema è in corso una ricerca presso lo Iuav di Venezia coordinata da Fiorella Bulegato. Per alcune note sul Corso cfr. Galluzzo (2016) e Pansera (2015).
  9. Cfr. il volume di Manuela Perugia (1995), che di Frateili fu assistente a Milano.
Questo articolo è stato pubblicato in AIS/Design Storia e Ricerche, editoriale, numero 9 novembre 2017

Raimonda Riccini

Raimonda Riccini è professore associato e coordinatore del dottorato in Scienze del design all’Università Iuav di Venezia, dove coordina il gruppo di ricerca Design e Museologia. Dal 2013 è direttore della rivista on line “AIS/Design. Storia e Ricerche”, organo dell’Associazione italiana degli storici del design, di cui è co-fondatore e attuale Presidente. Ha ideato e curato il Forum nazionale dei dottorati in design (Venezia 2013 e 2016). Suoi libri sono entrati nella selezione finale per il premio Compasso d’Oro, rispettivamente nel 2013 e nel 2014.
Di recente ha pubblicato “Artificio e trasparenza: Il corpo sulla scena degli oggetti”, in Il corpo umano sulla scena del design (a cura di M. Ciammaichella, Il Poligrafo 2015); “Il progetto senza storia? Le scienze umane nella didattica delle scuole di design”, in Storia hic et nunc: La formazione dello storico del design (a cura di P.P. Peruccio e D. Russo, Allemandi 2015); “‘Non dimentichiamo la cucina’. Come il design ha trasformato il focolare domestico”, in Cucine e ultracorpi (a cura di G. Celant, Electa 2015) e ha curato (con P. Proverbio) Design e immaginario. Oggetti, immagini e visioni fra rappresentazione e progetto (Il Poligrafo 2016).

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