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Enzo Frateili, tre testi

Attraverso la rilettura di tre articoli pubblicati in tre diversi decenni indaghiamo il lavoro di critica che Frateili condusse lungo tutta la sua carriera.


Sulla rivista Marcatrè nel 1965 Enzo Frateili con l’articolo I Castiglioni o del disegno anticonformista presenta il lavoro dei fratelli milanesi. Siamo a metà degli anni Sessanta, un periodo centrale nella produzione dei Castiglioni, anni in cui il loro lavoro ha già raggiunto molte fra le vette che li porteranno a essere ricordati oggi come grandi maestri del design. Con l’attenzione propria del tecnico Frateili esamina il loro lavoro da un punto di vista progettuale riconoscendo tre punti di forza principali: la forma della funzione, ovvero lo studio di prodotti pensando all’utilizzo e non ai vezzi decorativi; lo sguardo critico verso il passato, recuperando forme perdute che si rivelano invece ancora valide e la capacità di osservare i comportamenti, indice di una costante e attenta curiosità, comportamento onnipresente e fondante del loro pensiero. Un articolo da rileggere prestando particolare attenzione al metodo critico, un giudizio argomentato sull’analisi del processo progettuale. Nel 1977 si svolse a Kassel Documenta 6, una mostra pensata per indagare la relazione fra il mondo dell’arte contemporanea e la nascente e crescente società dei mass media. In quest’ottica la sezione “Utopisches Design” fu dedicata interamente al design dell’automobile. Una scelta che mise in campo uno dei grandi temi non risolti dalla critica, la definizione dei limiti delle due discipline artistiche e dell’industrial design. Frateili lo commenta in un articolo pubblicato sulla rivista Modo “A Kassel l’utopia ha quattro ruote, ma non è un’automobile. In una grande mostra d’arte una sezione di progetti utopistici di veicoli e carrozzerie pone il problema del rapporto tra arte e design”. Offre una lettura lucida, riconoscendo possibili tangenze e oggettive diversità, presentando un commento che nonostante non si esima dall’indagare le reali motivazioni delle scelte curatoriali, illustra con precisione la selezione dei progetti. Possiamo rileggere oggi questo articolo considerandolo da un lato un documento prezioso per la comprensione e ricostruzione delle incursioni storiche fra arte e design, dall’altro come un esempio di una critica costruttiva che non si limita agli elogi, ma piuttosto tenta di comprendere e approfondire le ragioni delle diverse scelte. Per concludere nel 1991 Frateili viene invitato da Vanni Pasca a contribuire sulle pagine della rivista Area a un dibattito che ha come tema la critica della storia del design. Riproponiamo il suo intervento “Design/storia e storie” che ricordiamo essere parte di una lettura incrociata fra il commento introduttivo di Vanni Pasca e un testo “Design e storiografia” di Renato De Fusco. In questo brano Frateili traccia la linea che ha portato alla diffusione delle diverse storie del design, ricostruendo influenze, fonti, rimeditazioni e metodi di analisi. Scrive un articolo che offre una visione ad ampio raggio della storiografia dei primi anni Novanta; una storia di storie di quasi trent’anni fa, da rileggere oggi per tracciare – citando il testo dell’autore – una direttrice d’orientamento per avventurarsi in pronostici per l’immediato futuro.

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