abedecario. An original anthology for the history of 20th-century graphic design

The volume abecedario. La grafica del Novecento by Sergio Polano and Pierpaolo Vetta, published in 2002 for Electa, is considered a “classic” in the history of 20th-century graphic design for at least two reasons. On the one hand, for the credibility of its authors who, with their editorial choices, have defined a methodological model for the treatment of both textual content and images; on the other, for the success that it continues to have among professionals, researchers and students alike:  today we are at the seventh reprint. All this without being a proper survey book on history. Indeed, as Sergio Polano repeatedly stresses in the preface, the book is an anthology of essays, a collection of partially published works.

This contribution considers that the originality of the volume lies in the very act of recollecting these writings; the volume in fact analyses some of the texts previously published in the magazine Casabella, which, from the mid-nineties under the new direction of Francesco Dal Co, became one of the places in which the debate on the historical and critical issues of graphic design took place. Moreover, the paper explores the genesis of the project – precisely in the special integration between texts and iconography; it analises the central role of typography in Polano’s own approach to the theme, as the structural unit of graphic design; finally, it makes a comparison between abecedario and its sequel sussidiario. Grafica e caratteri moderni, placing them in the different historical moments in which they were respectively published.

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Un ricordo di Daniele Baroni

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Esattamente trent’anni fa incontravo Daniele Baroni per l’avvio della nuova edizione di Lineagrafica. Reduce dalla migliore stagione di Ottagono, in un momento di grande fervore per quello che si annunciava come un periodo di rifondazione dei saperi della grafica di progetto, Daniele insistette subito sulla necessità imprescindibile di un recupero delle fonti storiche del visual design, in favore di una ricostruzione della disciplina che avesse radici nella storia. “Genesi del design grafico” titolava uno dei suoi primi interventi che si presentavano tutti con quella stessa capacità di sintesi, con quella stessa puntigliosa precisione con la quale era solito lasciar parlare i documenti visivi ritagliati con estrema cura dagli archivi del progetto.

Per Daniele parla, come si è soliti dire, il suo lavoro di studioso e storico del design: ma sempre accanto alla competenza progettuale che era il filtro continuo adottato lungo la sua militanza editoriale. Anche la sua manualistica risente in positivo di questa capacità di connettere il piano del progetto operativo con quello della storia; un approccio che è diventato un modello, tracciato sull’impercettibile confine dove lo storico guarda al progetto e il progettista guarda alla storia.

In questa logica, Daniele non poteva non essere presente tra i primi nel momento in cui abbiamo dato corpo istituzionale al progetto di Corso di laurea in design della comunicazione presso il Politecnico di Milano. Il suo insegnamento era sempre lezione di ponderatezza e di distanza dall’improvvisazione; il suo personalissimo paradigma del rigore si fondava sulla voce dei documenti più che sulle loquacità interpretative; e al fondo lasciava trasparire una non ideologica e controllata passione.

La sua concreta disponibilità e il suo pensiero distaccato, sempre lontano dal chiacchiericcio di maniera, sono le cose che ci mancheranno: sul piano dello stile molto hanno insegnato, marcando una differenza anche negli anni indiscreti dell’apparire.

 

Milano, 7 marzo 2016