Materiale Cibo: sperimentazioni su pane, pasta e zuccheri edibili

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Dal 10 al 12 ottobre 2014 i Corsi di laurea in Design dell’Università degli Studi della Repubblica di San Marino hanno partecipato ad “Operae”, festival del design indipendente di Torino, con la mostra Materiale Cibo: sperimentazioni su pane, pasta e zuccheri edibili, allestita presso gli spazi di Torino Esposizioni.

Materiale Cibo. Pane, pasta, zuccheri edibili, mostra dei Corsi di laurea in Design di San Marino ad “Operae” 2014. Foto: Nico Polidori.

“Materiale Cibo. Pane, pasta, zuccheri edibili”, mostra dei Corsi di laurea in Design di San Marino ad “Operae” 2014. Foto: Nico Polidori.

Il festival, alla quinta edizione, è pensato per stimolare occasioni di incontro, condivisione e approfondimento sui temi del design indipendente e dell’autoproduzione, proposti nei loro aspetti culturali, economici e sociali. La sezione espositiva, in particolare, affronta tali argomenti presentando una ricca selezione di prodotti volti a documentare il “saper fare” di designer italiani e internazionali, progetti in cui l’attenzione ai materiali e la riscoperta del know-how artigianale si misurano con l’uso delle più attuali tecniche produttive, l’autoproduzione e i nuovi modelli produttivi.  
Sollecitato dal periodo di cambiamento e transizione – in parte dovuto alla crisi economica e alla conseguente messa in discussione e riconfigurazione del mercato globale e globalizzato della grande industria –, il designer pare trovare oggi in differenti modi di produzione e distribuzione dei prodotti un diverso sistema di riferimento per i propri progetti che da un lato riconosce rinnovata importanza al pensiero e all’esperienza individuale, dall’altro introduce nuove modalità di lavoro e tipologie di spazi per la condivisione fisica e virtuale del progetto. Allontanatasi dal concetto di figurazione e confutata la prioritaria definizione formale dell’elemento, la ricerca nel campo del design ragiona quindi su modelli, strumenti e processi rivalutando, in particolare, specifiche competenze ed esperienze locali, tipiche del fare artigianale o del sistema della piccola e media impresa che contraddistingue il contesto italiano. Tale attenzione al “saper fare”, proiettata nella collettività, porta le esperienze do it yourself – nate dalla collaborazione di più specialisti –, ad essere pubblicate in rete dove trovano, oltre a condivisione e mercato, un ambiente open-source che nega al prodotto la propria unicità a favore di una declinazione e personalizzazione nei confronti del fruitore, chiamato in alcuni casi anche ad una partecipazione attiva.

L’indagine su queste direzioni del design contemporaneo, ovvero la riflessione sulle relazioni tra progetto, processo di produzione e società, riguarda tanto l’ambito professionale quanto quello universitario, il cui obiettivo è la formazione di persone capaci di intervenire criticamente in tutte le fasi del processo progettuale avendo piena consapevolezza del contesto contemporaneo.
L’università, centro di formazione, sperimentazione e ricerca, partecipa quindi generalmente a queste iniziative mostrando una selezione dei migliori elaborati di fine corso e progetti di tesi, consapevole però del fatto che, fin dall’esperienza a Weimar del 1923, esporre i lavori degli studenti delle scuole di design ha sempre voluto dire sottoporsi a un duplice rischio, perché da un lato esse creano una notevole aspettativa, dall’altro mostrano qualcosa in divenire e perciò gli esiti di un processo ancora incompiuto.
“Operae” è stata occasione per i Corsi di laurea in Design dell’Università di San Marino per presentare i risultati di alcune ricerche svolte durante i Laboratori di design del prodotto del primo anno e i Laboratori di tesi del terzo anno.

I progetti, inseriti in un contesto di riflessione più ampio e generale sulla filiera agroalimentare nel suo svolgersi e nel suo attuale ridefinirsi, ipotizzano la possibilità di lavorare sul cibo di consumo quotidiano – pane, pasta e zucchero – come materiale “progettabile” e “di progetto” su cui sperimentare a partire dalla rivisitazione e ridefinizione degli ingredienti e dunque dalla loro composizione, ragionando tanto sulla funzione quanto sulla soddisfazione degli utenti a cui si rivolgono. In questo caso, si introducono variabili di consistenza, odore e sapore, ma ancor più di corrispondenza ai gusti che caratterizzano la gastronomia locale e regionale italiana che, piuttosto di dedicarsi a soddisfare un’esclusiva élite di esigenti palati, trova il suo obiettivo nel comune e più allargato consenso.
Introdursi nei sistemi consolidati e apparentemente chiusi della cultura del cibo tradizionale italiano affiancandola o accompagnandola con un prodotto inedito significa misurarsi con la composizione come con lo studio di nuovi processi di trasformazione della materia-cibo, ma soprattutto con il comportamento che esso induce come creatore di senso del progetto.
Il prodotto prescinde dall’essere esclusivamente oggetto funzionale. “L’insegnamento – come sosteneva Achille Castiglioni, ripreso da Eugenio Bettinelli in La voce del maestro. Achille Castiglioni, testo pubblicato da Corraini nel 2014 – considera il progetto quell’attività che costituisce gli oggetti come strutture di relazione determinanti della qualità dei comportamenti. Si considerano positivamente i prodotti scaturiti da un’approfondita ricerca di progetto e da un’evidente attenzione per il ‘significato’ dell’oggetto: in particolare si considera, nella qualità dei rapporti umani e dei rapporti con l’ambiente, ciò che fa nascere relazioni d’affetto” (p. 23).
Così, all’accurata indagine sui processi produttivi artigianali e industriali della tradizione si affianca, in queste ricerche, la volontà di identificare il modo per realizzare un nuovo prodotto in grado di accompagnare, esaltandone le caratteristiche, uno specifico alimento della cultura regionale o locale e di ridefinire l’esperienza funzionale e multisensoriale della fruizione dello stesso.

Il tema di progetto diviene, ad esempio, determinare la composizione del più corretto impasto di farina e acqua e la morfologia dello stampo in cui cuocere il pane/tagliere per servire e apprezzare la grana del ciauscolo marchigiano, approntare un nuovo sistema modulare per assaggiare l’olio, trafilare grissini a sezione e impasto differenziati per accompagnare la degustazione dei differenti formaggi, o ancora testare come l’aria può combinarsi nel processo di estrusione del parmigiano ridefinendone il sapore oltre alla consistenza.
Il metodo progettuale adottato – chiaramente esplicitato in mostra dove su un grande tavolo, composto da otto cavalletti e tre lastre di cartongesso sono stati “apparecchiati” oggetti e relativi materiali informativi a raccontare esiti e processi – prevede, dopo le sperimentazioni sulla struttura della materia, nelle sue caratteristiche fisiche, meccaniche e formali, di affrontare lo studio della morfologia del prodotto che, strettamente legata al valore comportamentale che deve suscitare e dunque alla modalità di relazione che questi cibi instaurano con il consumatore-fruitore, deriva dalla composizione materica scelta e verificata ed, al contempo, dalla progettazione del processo produttivo più adeguato e degli strumenti esecutivi con i quali portarlo a termine.
L’iter di progetto media quindi le esigenze del fruitore, senza il quale il prodotto non troverebbe compiuta realizzazione, le verifiche sulla composizione del materiale, garanzia di qualità e buona riuscita del processo, con il progetto di un sistema di produzione semplice o semplificato perché possa essere approntato, sperimentato e impiegato direttamente dallo studente.
La verifica dell’effettiva realizzabilità, migliorata e resa più efficace nel corso dell’esecuzione dei prototipi, garantisce allo studente il controllo sul processo di produzione dell’artefatto che, almeno in piccole serie, può essere in grado di autoprodurre, sperimentando il questo modo una delle modalità che anche il festival propone come design indipendente.
Esibirsi ed esibire in mostra prodotti, modelli, progetti e processi è un’attività critica che comporta una messa in discussione degli autori e della scuola, ma rappresenta altresì, almeno per come è stata concepita in questo caso, la chiusura significativa di un esperienza didattica, in cui lo studente può osservare e capire come e se i risultati delle sue ricerche sono in grado di comunicare con il pubblico, attraendolo, incuriosendolo, stimolando domande o, semplicemente invogliandolo all’assaggio.

Ultima iniziativa espositiva dei Corsi di laurea in Design di San Marino, che negli ultimi anni hanno partecipato a varie manifestazioni come la Biennale di Venezia, il Salone del Mobile di Milano, il Bologna Water Design e la Biennale del disegno di Rimini, Materiale Cibo: sperimentazioni su pane, pasta e zuccheri edibili è stata curata da Riccardo Varini, Massimo Barbierato e Dario Scodeller con la collaborazione di Gianni Sinni per il progetto grafico – tutti docenti dei Corsi di laurea in Design –, e allestita assieme agli studenti.

Chiara Amatori, Vittorio Solleciti, Ex Novo, progetto sviluppato nel Laboratorio di fondamenti del design tridimensionale, docente: Massimo Barbierato. Foto: Nico Polidori.

Chiara Amatori, Vittorio Solleciti, Ex Novo, progetto sviluppato nel Laboratorio di fondamenti del design tridimensionale, docente: Massimo Barbierato. Foto: Nico Polidori.

Andrea Casali, Alessandro Moretti, San Brillo, progetto sviluppato nel Laboratorio di fondamenti del design tridimensionale, docente: Massimo Barbierato. Foto: Nico Polidori.

Andrea Casali, Alessandro Moretti, San Brillo, progetto sviluppato nel Laboratorio di fondamenti del design tridimensionale, docente: Massimo Barbierato. Foto: Nico Polidori.

Nico Polidori, Marche pasta, progetto di tesi sviluppato nel Laboratorio di tesi coordinato da Massimo Barbierato, massimo Brignoni, Riccardo Varini. Foto: Nico Polidori.

Nico Polidori, Marche pasta, progetto di tesi sviluppato nel Laboratorio di tesi coordinato da Massimo Barbierato, massimo Brignoni, Riccardo Varini. Foto: Nico Polidori.

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Dati

Materiale Cibo: sperimentazioni su pane, pasta e zuccheri edibili, Operae: Inependent Design Festival, Torino, 10-12 ottobre 2014, Torino Esposizioni.

Stories emerging from the archive: three initiatives on Marco Zanuso

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Ruotano intorno alla figura dell’architetto e designer milanese Marco Zanuso le tre iniziative organizzate presso la sede dell’Ordine degli Architetti di Milano nella primavera del 2013.

Promossa dall’Archivio del Moderno di Mendrisio che conserva dal 2000, per volontà dello stesso progettista, il suo archivio professionale, la mostra MZ Progetto integrato. Marco Zanuso: design, tecnica e industria è curata da due storici e critici del design, Alberto Bassi e Fiorella Bulegato, con la collaborazione dell’architetto Franco Raggi.

L’ampia opera di Zanuso (1916-2001), interessato a “dare forma attraverso il progetto a quello che chiamo la Complessità” – come sosteneva in un colloquio con Raggi nel 1999 – (Grignolo, 2013, p. 324) è interpretata ed esposta secondo un preciso e specifico punto di vista. I curatori raccontano il suo lavoro come un progetto integrato, riprendendo un concetto che individua un nuovo approccio alla progettazione apparso nel dibattito architettonico italiano alla fine degli anni cinquanta. Condividendo il significato attribuitogli da Alberto Rosselli, Zanuso interviene al I Congresso nazionale del colore del 1957, a Padova, affermando infatti che la progettazione integrata “pone il designer al centro di una convergenza di energie e di competenze differenziate che si integrano”. E precisa: “è l’integrazione di esigenze tecnologiche sociali ed economiche, di necessità biologiche e di effetti psicofisici di materiali, forma, colore, volume e spazio: è un modo di pensare coordinato e relazionato” (Grignolo, 2013, p. 38).

La selezione dei contenuti e la disposizione degli elementi in mostra, allestita da Franco Raggi e Alessandra Messori con la grafica di Marco Strina, dichiarano in modo coerente ed efficace la scelta dei curatori e la volontà di portare il visitatore a immergersi nella profondità del suo pensiero, nella varietà delle competenze, nelle potenzialità di un architetto-designer così trasversale e indagare sui metodi e sulle dinamiche adoperati, sulle tecniche sperimentate e i processi utilizzati. Si assiste in questo modo a un assaggio dei cospicui e diversi materiali d’archivio: sulle pareti, fotografie di incontri tra i protagonisti del panorama architettonico sono giustapposte alla riproduzione dei disegni delle triple proiezioni sovrapposte, rappresentazione trasposta da Zanuso dal mondo dell’industria automobilistica perché identificata come efficiente metodo di verifica bi-tridimensionale della coerenza della forma di un prodotto. Alcuni scatti ritraggono gli addetti alla linea di produzione e lo stabilimento in cui lavorano; una serie di dime e modelli di studio dichiarano le fasi di definizione della morfologia di un oggetto.

I differenti materiali d’archivio esposti incuriosiscono il visitatore e gli consentono di assaporare ciò che solitamente gli è negato: il processo, ciò che sta dietro al prodotto finito che, invece, in immagini più o meno patinate, è abituato a vedere sulle pagine delle riviste o dei manuali di storia del design.

A materiali dell’Archivio Progetti di Mendrisio sono affiancati i modelli in legno di Giovanni Sacchi, “modellista per il design”, provenienti dall’Archivio a lui dedicato a Sesto San Giovanni (Milano), che configurano un passaggio fondamentale per lo sviluppo del progetto dell’architetto: dal telefono Grillo alle cornici e agli schermi dei televisori Brionvega.

La lettura trasversale dei documenti porta i curatori alla definizione di tre sezioni che indagano tre principali aree di ricerca: Tecnologia quotidiana, Meccaniche domestiche e Abitacoli temporanei.

In Tecnologia quotidiana sono esposti i progetti di oggetti a elevato contenuto tecnico disegnati in relazione alle caratteristiche dei componenti interni e delle tecnologie adottate. Ne sono esempi significativi i prodotti sviluppati con Richard Sapper per Brionvega: dalla filodiffusione, ai primi televisori portatili a transistor, alle radio, oppure i ventilatori per Vortice o ancora il telefono Grillo Siemens, che segna, anticipando la modalità di utilizzo di alcuni apparecchi cellulari, una nuova interazione tra fruitore e dispositivo.

La sezione Meccaniche domestiche accoglie progetti del settore dell’arredo connotati dall’attenzione verso l’impiego dei nuovi materiali e la sperimentazione di inedite tecnologie produttive. Rappresentano questa sezione soprattutto le innovative soluzioni elaborate con Pirelli per impiegare, integrandole, struttura metallica, Nastrocord e Gommapiuma nella produzione di imbottiti, da cui nascerà l’azienda Arflex.

Su un tavolo, in posizione centrale, i modelli realizzati dagli studenti del Corso di laurea in Disegno industriale dell’Università Iuav di Venezia/Università degli Studi della Repubblica di San Marino che, attraverso l’analisi dei modelli di studio, hanno ripercorso il processo di affinamento della forma di un prodotto.

Abitacoli temporanei presenta invece le soluzioni di moduli abitativi d’emergenza. Al limite tra la definizione del dettaglio tipico del design e la scala della progettazione architettonica, sono disegnati da Zanuso per occasioni speciali – come la mostra Italy: The New Domestic Landscape, tenutasi nel 1972 al MoMA di New York –, per affrontare circostanze drammatiche come gli eventi sismici o per rispondere a esigenze comuni come fruire di un bagno pubblico.

Sulla parete opposta ai tre spazi tematici una time-line illustrata ricostruisce una sintetica cronologia dell’attività del progettista.

Anche il catalogo della mostra, il volume MZ Progetto integrato. Marco Zanuso: design, tecnica e industria, sposa le scelte effettuate dai curatori, accompagnando la lettura dei materiali iconografici alla riflessione attraverso saggi di approfondimento di Christian Sumi, Maddalena Scimemi e Fiorella Bulegato, oltre che dei curatori Alberto Bassi e Letizia Tedeschi, direttrice dell’Archivio del Moderno di Mendrisio.

In occasione della mostra si è tenuta una tavola rotonda di approfondimento sulla figura di Marco Zanuso – nella quale si sono confrontati Letizia Tedeschi, Roberta Grignolo, Richard Sapper, Bruno Reichlin, Alberto Bassi e Ennio Brion, moderati da Franco Raggi – ed è stato presentato un altro volume Marco Zanuso. Scritti sulle tecniche di produzione e di progetto, a cura di Roberta Grignolo.

La pubblicazione, primo risultato di un progetto di ricerca che vede Reichlin e Tedeschi impegnati insieme a Grignolo nella valorizzazione del fondo dell’architetto, è un’antologia di scritti che si affianca alla storica monografia, Marco Zanuso designer, di Gillo Dorfles del 1971 per Editalia, al volume incentrato sulle ricerche di design Marco Zanuso a cura di François Burkhardt, pubblicato da Motta editore nel 1994 e alla pubblicazione Marco Zanuso. Architetto curata nel 1999 da Manolo De Giorgi per Skira.

Marco Zanuso. Scritti sulle tecniche di produzione e di progetto è una raccolta di testi scelti tra saggi, articoli, relazioni a convegni e conferenze, in parte pubblicati e in parte inediti, che dichiara e conferma l’esistenza di un’ampia elaborazione del pensiero da parte di Zanuso, indispensabile per la comprensione della sua personalità e dei suoi progetti.

Ordinati cronologicamente, gli scritti raccontano l’avvicendarsi dei molteplici interessi disciplinari ed extra-disciplinari dell’architetto nelle diverse fasi della sua vita. Due inediti rappresentano in modo esemplare gli scritti della giovane età, quando ancora studente della Facoltà di Architettura dell’allora Regio Politecnico di Milano, si schierava contro l’uso degli elementi formali e retorici, contro l’esasperazione dimensionale dell’architettura da lui definita “falsamente imperiale”, sostenendo l’essenziale e il funzionale delle teorizzazioni del Movimento moderno. A testi sull’architettura moderna e sull’evoluzione degli spazi domestici succedono articoli e saggi sulle sperimentazioni di nuove tecniche di produzione in architettura che guidano l’interesse e le ricerche dell’architetto verso il settore industriale meccanico e manifatturiero pronto, a differenza del settore edilizio, ad accettare le logiche di standardizzazione e razionalizzazione provenienti dall’estero. Ecco allora i tanti scritti capaci di rappresentare la complessità del lavoro dell’industrial designer nei suoi rapporti con le tecniche, i materiali e i processi come nel confronto diretto con la committenza, gli industriali, i tecnici di fabbrica e i tappezzieri per la produzione di un artefatto, in una concezione “collettiva” del progetto di cui Zanuso scrive in modo entusiasta.

I progetti scandiscono e guidano una narrazione leggibile su più livelli. Accanto e all’interno delle precise e dettagliate relazioni di progetto, il lettore può infatti trovare più o meno esplicitate, ma sempre espresse in modo acuto, riflessioni sul contemporaneo e stimolanti visioni di scenari dove aspetti economici e sociali si intrecciano a problematiche tecniche e industriali in cui l’uomo, posto al centro, è messo in continua discussione alla ricerca di un protagonista consapevole e critico sugli eventi. Scritti più accademici sulla progettazione integrata, la progettazione sistemica, il processo progettuale e la cultura industriale rappresentano i contributi corrispondenti alla fase della maturità. Chiude la raccolta, in modo forse inaspettato, la pubblicazione di due tra le molteplici interviste di cui è stato protagonista Zanuso. La scelta, anche suggerita dalle figlie dell’architetto – spiega Roberta Grignolo – presenta al lettore il grande carisma, lo spirito e i modi di argomentare propri della persona.

La raccolta assume dunque un duplice valore per la comunità di studiosi ponendosi allo stesso tempo come rilettura scientifica delle idee e dei progetti di uno dei maestri dell’architettura e del design di ogni tempo e come testimonianza trasversale dei temi e delle ragioni discusse e affrontate nel dibattito architettonico italiano della seconda metà del ventesimo secolo, uno dei periodi ritenuti di maggiore interesse dalla critica italiana e internazionale.

L’antologia anticipa la pubblicazione di una monografia completa con l’intero regesto dell’attività di Zanuso che accompagnerà un’ampia mostra monografica, programmata per il 2015 a Lugano e che mira a ricostruire ancora più compiutamente la sua attività.

Complessivamente le tre iniziative si propongono come un’opportunità di riflessione sulla figura di uno dei maggiori progettisti italiani e, trasversalmente, come occasione di valutazione e rivalutazione dell’importanza dei materiali di archivio che permettono di far conoscere il lavoro di un architetto-designer nella sua complessità, raccontando contemporaneamente più storie, capaci di incuriosire e coinvolgere il visitatore che da un lato si confronta direttamente con il vissuto dell’autore, dall’altro scopre, celate tra i documenti, storie di innovazione, di tecniche, di economia e di industria che, in parallelo, concorrono a ricostruire parti di una più importante storia.

MZ Progetto integrato. Marco Zanuso: design, tecnica e industria, 9-30 aprile 2013, Ordine degli Architetti della Provincia di Milano. Foto di Stefano Suriano

MZ Progetto integrato. Marco Zanuso: design, tecnica e industria,
9-30 aprile 2013, Ordine degli Architetti della Provincia di Milano. Foto di Stefano Suriano

MZ Progetto integrato. Marco Zanuso: design, tecnica e industria, 9-30 aprile 2013, Ordine degli Architetti della Provincia di Milano. Foto di Stefano Suriano

MZ Progetto integrato. Marco Zanuso: design, tecnica e industria,
9-30 aprile 2013, Ordine degli Architetti della Provincia di Milano. Foto di Stefano Suriano

Dati

MZ Progetto integrato. Marco Zanuso: design, tecnica e industria, 9-30 aprile 2013, Ordine degli Architetti della Provincia di Milano.

Alberto Bassi, Letizia Tedeschi (a cura di), MZ Progetto integrato. Marco Zanuso: design, tecnica e industria, Mendrisio Academy Press, Silvana Editoriale, Mendrisio, 2013.

Roberta Grignolo (a cura di), Marco Zanuso. Scritti sulle tecniche di produzione e progetto, Mendrisio Academy Press, Silvana Editoriale, Mendrisio, 2013.